La Valle d’Aosta fa capolino nell’audizione in Commissione antimafia del Direttore della Dia

“La ndrangheta ha replicato le strutture di base calabrese e impiantato strutture di coordinamento in Lombardia e in Liguria collegate alle case madri d’origine, un radicamento che continua, trapiantando nel cuore dell’opulento nord le succursali delle sue organizzazioni criminali. A gennaio l’operazione Geenna ha investito anche la Valle d’Aosta”. È la cartolina del settentrione d’Italia, con espressa menzione della nostra regione, mandata nel pomeriggio di ieri, martedì 26 novembre, dal direttore della Direzione Investigativa Antimafia, Giuseppe Governale, durante l’audizione dinanzi alla Commissione parlamentare antimafia (nella foto).

Secondo il capo degli inquirenti in prima linea contro il crimine organizzato – già Comandante del Ros dei Carabinieri – quello delle mafie al nord è un radicamento “che non ha risparmiato la Pubblica amministrazione”. “La costante – ha aggiunto Governale – è che i professionisti cooperano in una area grigia operando, anche con funzionari infedeli” degli enti pubblici: “la corruzione è l’anello di congiunzione”. Da questi elementi, la constatazione per cui “siamo di fronte a modelli imprenditoriali variabili che adottano forme avanzate di strategie di infiltrazione: bisogna tenere alta l’attenzione”.

Anzi, occorre andare oltre. “Serve – è stato il ragionamento del Direttore della Dia – una presa di posizione contro una microcultura mafiosa: la mancanza di allarme sociale al nord ha portato ad anestetizzare la coscienza collettiva nei confronti delle mafie. Il caso dell’Emilia è emblematico di questa sottovalutazione. Una serie di connotazioni non possono essere banalizzate o edulcorate”. Parole ancor più preoccupanti, se si pensa che, viste dall’osservatorio privilegiato di Governale, “al nord e al centro le mafie nazionali stanno cambiando pelle, insinuandosi nel mondo della finanza”.

Il fatto è, ha detto il “numero 1” della Direzione Investigativa Antimafia, che il crimine organizzato ha imparato il camaleontismo. Se “nelle regioni di elezione” la presenza “mafiosa punta al controllo del territorio attingendo ad un vivaio di giovani leve, nei confronti dei quali si propone come alternativa allo stato offrendo assistenza e welfare”, l’approccio è diverso al centro-nord, “dove la prospettiva della massimizzazione del profitto diventa più completa”. In sostanza, da Roma in giù i boss fungono da agenzia di collocamento (o da Asl, a seconda delle esigenze), dalla capitale in su da Spa che macina fatturato.

Governale ha quindi fornito alcuni dati a sostegno del fatto che “i tentativi di infiltrazione della criminalità hanno coinvolto quasi tutto il territorio nazionale”. Nel 2018 i provvedimenti interdittivi sono stati 456, con ai primi posti la Calabria, la Sicilia e la Lombardia. Quest’anno, peraltro non ancora terminato,  sono aumentati a 480, “avendo sempre in testa le stesse regioni”. Tra gli strumenti che “più temono i mafiosi” vi sono le misure di prevenzione personale e patrimoniale, perché “puntano all’aggressione dei patrimoni”.

Dicendo di queste, “nel 2018 e fino al 31 ottobre 2019 sono state 83 le proposte avanzate dal direttore della Dia, più 40 inoltrate su delega di attività giudiziaria; in totale, più di 120 proposte di misure di prevenzione patrimoniale avanzate nei confronti di mafiosi o di prestanome”. Contemporaneamente, “la Dia “ha sequestrato un totale di 1,7 miliardi di euro” e “confiscato beni per 2,7 miliardi”. A ciò si aggiungono i patrimoni colpiti a seguito di procedimento penale, per “un totale di 840 milioni come sequestri e 45 milioni come confisca”.

Infine, uno sguardo è stato dedicato ad un altro aspetto della lotta alle infiltrazioni, vale a dire quello riguardante lo scioglimento degli enti locali ove viene riscontrato il condizionamento dell’attività amministrativa da parte del crimine organizzato. Dai primi anni ’90, gli scioglimenti hanno superato i 500 Comuni, ha ripercorso Governale. Sessanta sono stati sciolti più volte. La gran parte degli enti interessati si trovano in Calabria (170), poi Campania e Sicilia (120). Tre sono in Piemonte, uno in Liguria, uno in Lombardia ed uno in Emilia Romagna.

Nei prossimi mesi (il Presidente della Regione, nelle sue attribuzioni prefettizie, ha inoltrato da poco la relazione al Ministro dell’Interno, che deciderà sullo scioglimento) sapremo se alla lista è destinata ad aggiungersi la Valle d’Aosta. La procedura è in corso per Aosta e Saint-Pierre, proprio sulla base delle risultanze dell’operazione Geenna della Dda di Torino e dei Carabinieri del Reparto Operativo, relativa ad una locale di ‘ndrangheta nel capoluogo regionale. Nel frattempo, non si può che sposare l’auspicio di Governale ai commissari presieduti da Nicola Morra: “È necessario convincere l’Europa che bisogna inserire la lotta alla criminalità organizzata tra le priorità”.

Guarda QUI il video dell’intera audizione.

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