Dopo anni, anche in Valle è presente una Sezione della Camera penale: intervista al presidente Bellora

Venerdì scorso, 8 novembre, è una data destinata a restare negli annali della professione forense in Valle d’Aosta. Sedici penalisti (nella foto) si sono infatti riuniti, decidendo che fosse il momento di colmare un vuoto esistente da anni, dando vita ad una Sezione distaccata valdostana della Camera penale “Vittorio Chiusano”, che è così ora presente in ogni circondario del suo territorio di riferimento, vale a dire il Piemonte occidentale e la nostra regione.

Nel suo piccolo di blog di settore, che guarda quindi al pianeta giudiziario nell’insieme, cercando però di rappresentare anche una tribuna da cui il pubblico “generalista” possa guardare alle vicende (non sempre leggibili) di quest’ambito, anche “GiustiziAndO” ne è convinto e ha voluto approfondire il tema con il presidente della neonata Sezione. Cinquantasei anni, di cui ventisette di professione, l’avvocato aostano Corrado Bellora è stato eletto all’unanimità…

Avvocato Bellora, per anni è stato tra i pochi professionisti della regione iscritti alla Camera penale di Piemonte occidentale e Valle d’Aosta. La sezione distaccata è ora nata grazie all’adesione di sedici legali. Come giudica questo accresciuto interesse: risveglio delle coscienze, voglia di essere sempre più incisivi su quanto attiene alla giustizia?

Credo che la scelta di costituire una sezione della Camera penale anche nella nostra regione nasca dal desiderio di essere più presenti, come avvocati, di fronte ai numerosi avvenimenti che stanno interessando la Giustizia penale. In particolare penso a problematiche recenti come la riforma della prescrizione, che dovrebbe entrare in vigore all’inizio del 2020. Si tratta di una legge che farebbe solo danni alla nostra Giustizia, determinando un aumento insostenibile dei tempi dei processi e istituzionalizzando un vero e proprio sistema di denegata giustizia. I colpevoli rimarrebbero in libertà a tempo indeterminato, gli innocenti potrebbero rimanere sotto processo tutta la vita, le vittime dei reati rischierebbero di vedere i loro risarcimenti dopo molti anni: è un dovere, per chi vive quotidianamente la realtà del processo penale, sensibilizzare l’opinione pubblica su questo e altri problemi e fare pressione sulle Istituzioni pubbliche perché leggi sbagliate come questa vengano corrette.

Tornando al nucleo centrale della domanda, un altro elemento che certamente ha determinato la nascita della Sezione Valdostana della Camera penale è l’impegno di alcuni colleghi che si sono attivati per fare in modo che questo progetto diventasse realtà e, in quest’ottica, mi corre l’obbligo di ringraziarli per il loro lavoro. 

Il “grande pubblico”, recentemente, ha sentito parlare delle Camere penali (e probabilmente molti ne hanno scoperto l’esistenza in questa circostanza) per l’astensione promossa in protesta alla legge che riformerà il processo sospendendo la prescrizione dopo la sentenza di primo grado. Quali sono altri fronti di attività?

Come accennavo in precedenza, si tratta di una rappresentanza degli avvocati penalisti che interviene al fine di tutelare i valori della nostra professione. L’Unione delle Camere penali, anche attraverso le proprie sezioni locali, promuove la conoscenza, la diffusione, la concreta realizzazione e la tutela dei valori fondamentali del diritto penale e del giusto ed equo processo penale, elaborando studi ed organizzando iniziative culturali e politiche volte a migliorare il sistema penale e processuale penale. Opera inoltre al fine di garantire la corretta applicazione delle norme di legge e per sostenere le riforme dell’ordinamento giudiziario coerenti con i valori di indipendenza, autonomia e terzietà del giudice. Tutela inoltre, anche attraverso l’elaborazione di proposte di riforma legislativa, il prestigio ed il rispetto della funzione del difensore, affinché i diritti e le prerogative dell’avvocatura ed il diritto di difesa siano garantiti conformemente alle norme costituzionali e internazionali.

Non ha nascosto, fin dai primi commenti dopo l’elezione a Presidente, l’auspicio che gli aderenti alla sezione distaccata valdostana possano aumentare. Immaginando di parlare a chi ancora non lo ha fatto, quali sono, secondo lei, le principali ragioni per cui un penalista dovrebbe scegliere di iscriversi?

Credo che essere iscritto alla Camera penale possa permettere a un avvocato penalista di migliorare le proprie capacità professionali, in quanto l’Unione delle Camere penali promuove numerosi convegni e incontri di studio finalizzati alla crescita e all’aggiornamento professionale. Un avvocato informato e aggiornato è in grado di assistere meglio i suoi clienti, ha una maggiore considerazione da parte dei magistrati e ha la possibilità di svolgere in maniera più seria e professionale il suo fondamentale ruolo di difensore. Io, personalmente, sono iscritto alla Camera penale Vittorio Chiusano del Piemonte occidentale e della Valle d’Aosta da 27 anni e, in tutto questo tempo, ho avuto modo di partecipare a occasioni di aggiornamento, di conoscere colleghi molto autorevoli, di confrontarmi su questioni processuali. Tutte cose che mi hanno permesso di crescere professionalmente e di migliorare. Può sembrare un luogo comune, ma io sono fermamente convinto che, nella professione di avvocato, non si smetta mai di imparare e, pertanto, qualsiasi occasione per farlo è estremamente utile.

Una domanda conclusiva, in termini più generali. Non potrebbe esserci giustizia senza gli avvocati. Eppure, la sfiducia di molti cittadini, nei confronti del pianeta giudiziario, è ai massimi livelli. Le responsabilità vanno ricercate solo nelle riforme fatte male dalla politica, o nell’azione a volte famelica di alcuni inquirenti?

Credo che le responsabilità più gravi vadano ricercate nella politica. Molto spesso vengono fatte delle riforme sull’onda dell’emotività dettata da fatti di cronaca, senza il necessario approfondimento. Il processo penale è una materia estremamente tecnica e molto delicata, che richiede professionalità e competenza, non interventi demagogici e populisti.

Un esempio lampante è proprio la riforma della prescrizione della quale parlavo nella mia prima risposta: invece di intervenire sui reali problemi del processo penale si cancella una norma che, pur rappresentando un male del nostro processo, è un male necessario, in quanto essa permette alla Giustizia di funzionare. I veri interventi che permetterebbero di risolvere i mali della Giustizia penale sono altri: andrebbe ampliato il numero dei magistrati, stanziato più denaro per il funzionamento dei Tribunali, bisognerebbe depenalizzare molti reati in modo da riservare la sanzione penale solo ai fatti più gravi, razionalizzare il sistema delle impugnazioni specie con riferimento al ricorso per Cassazione, andrebbero ampliate le pene alternative al carcere e i percorsi di messa alla prova. Tutti interventi organici, che richiedono serietà, competenza e onestà intellettuale. Eliminare la prescrizione significa eliminare un rimedio estremo a un male estremo, lasciando i problemi irrisolti e, anzi, aggravandoli ulteriormente. Si prende in giro la gente spacciando per risoluzione di un problema una norma che, in realtà, determinerà la paralisi definitiva della Giustizia penale. Noi avvocati, che siamo quotidianamente al fianco dei cittadini che vivono il processo penale, come imputati o come vittime dei reati, abbiamo il dovere di denunciare questa riforma pericolosissima, in quanto essa riesce a fare solo danni senza un vantaggio che sia uno.

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Nella foto in alto, da sinistra a destra, i presenti alla riunione costitutiva: Valeria Casali, Lorenza Palma, Corinne Margueret, Andrea Balducci, Laura Mangosio, Claudio Maione, Genny Bouc, Corrado Bellora, Ascanio Donadio, Giovanni Borney, Davide Meloni e Alessio Iannone. Già giunte, per delega, anche le adesioni dei legali Federico Fornoni, Jacques Fosson, Federica Gilliavod e Claudio Soro.

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