“Super perizia” del Tribunale sul Casinò, ecco perché è uno “spartiacque”

Con la sua natura di istituto del diritto processuale penale, l’incidente probatorio è concetto normalmente difficile da far digerire ai lettori di un giornale. Parlando di quello disposto dal Gip del Tribunale di Aosta, su richiesta avanzata dalla Procura nell’ambito dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta del Casinò di Saint-Vincent, ci ho provato oggi pomeriggio su Aostasera, pescando dall’ordinanza firmata dal giudice Giuseppe Colazingari.

Tuttavia, al di là dell’aspetto tecnico, sono diversi i motivi per cui considerare uno “spartiacque” la “super perizia” che vedrà tre docenti universitari radiografare i bilanci 2011-7 della Casa da gioco alla ricerca di “profili di falsità”, nonché dell’eventuale contributo dei quasi 3,5 milioni di consulenze ed incarichi assegnati dall’ex au Di Matteo al dissesto conclamato dal concordato cui il Casinò ha avuto accesso di recente.

In primo luogo, per l’ampiezza e la portata del quesito sottoposto agli esperti (quasi una pagina intera dell’ordinanza), l’accertamento incarna il massimo grado di approfondimento tecnico eseguito finora su una pagina tanto lunga della gestione della principale società partecipata dalla Regione. Difficile non riconoscervi a monte un presidio inquirente senza remore nell’“accendere un faro” su uno dei “nervi scoperti” del sistema economico valdostano.

La Procura ha definito la galassia delle controllate regionali, e non si è fatta scrupolo di dirlo fin dentro il palazzo di piazza Deffeyes, “un’anomalia tutta valdostana”. Un sistema di esercizio rigido del potere, antitetico a quelle forme partecipative e duttili alla base della democrazia, che spesso ha palesato logiche clientelari in assunzioni e conduzione, attuate attraverso la “longa manus” della politica sulle nomine e finalizzate esclusivamente al mantenimento di fucine di consenso elettorale.

Che oggi il Tribunale abbia dato il “via libera” ad estrarre il dna contabile del gradino più alto della piramide delle “partecipate” deve essere letto, soprattutto dalla classe dirigente che ha legato buona parte delle sue fortune alla rigidità di cui sopra, come un ultimo richiamo a voltare pagina, dimenticando logiche di occupazione degli spazi. Insomma, la campanella che suona la fine della ricreazione.

Dopodiché, per quanto i panni di chi è coinvolto in un’inchiesta (ne va dato atto con molta serietà) siano tutt’altro che confortevoli, e nonostante i difensori di cinque dei sei indagati vi si siano opposti (esercitando comunque una loro prerogativa, oltretutto con argomenti che il Gip ha anche definito “pregevoli”), l’incidente probatorio sul Casinò è pure a garanzia di chi è attualmente al vaglio della Procura. E lo è proprio per le risposte attese dalla perizia che sarà affidata il prossimo 27 novembre e per il suo carattere definitivo.

Infatti, qualora emergesse che i bilanci della Casa da gioco non siano stati viziati da episodi di falso, e che le consulenze attribuite fossero tutte pertinenti ed economicamente congrue rispetto ai servizi “esternalizzati”, allora i tre ex amministratori unici e i tre già sindaci oggi sotto inchiesta avrebbero certificata, da un banco di prova di profilo raramente raggiungibile, la legittimità della loro azione manageriale e di controllo. I valdostani non potrebbero che uscirne rinfrancati.

Se così non fosse, tuttavia, significherebbe che ad originare il dissesto economico tale da aver richiesto al Casinò l’accesso al concordato, per poter continuare ad esistere, sia stata una gestione lontana dall’interesse collettivo. In quel caso, i valdostani dovrebbero salutare di buon grado (non con gaudio, che è diverso) l’avvio del processo mirato ad accertare la sussistenza dei reati ipotizzati da Procura e Guardia di finanza, in cui la “super perizia” arriverebbe a costituire prova centrale.

Dovrebbero farlo, perché in un Paese che possa dirsi civile, ed ancor di più in una terra che non manca di valorizzare un’esperienza ultra-settantennale di autogoverno, le responsabilità, soprattutto qualora legate al drenaggio di denaro che appartiene a tutti (come sarebbe nel caso della bancarotta fraudolenta di una Spa emanazione di due amministrazioni), hanno accanto nomi e cognomi. Necessariamente.

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