Avvocati valdostani contro l'”aberrazione giuridica” della riforma della prescrizione

La sospensione della prescrizione dopo una sentenza di primo grado, prevista da una riforma destinata ad entrare in vigore all’inizio dell’anno prossimo? “Un’aberrazione giuridica” e “un atto contro la civiltà”. A dirlo è Domenico Palmas, Presidente del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati della Valle d’Aosta, spiegando perché anche i legali della regione aderiscono all’astensione dalle udienze e da ogni attività giudiziaria per la settimana in corso promossa, a livello nazionale, dall’Unione delle Camere Penali Italiane.

La norma – approvata lo scorso gennaio e nota come legge “spazza-corrotti”, emendata dai relatori di maggioranza includendovi anche la misura contestata dall’avvocatura – rappresenta un “intervento legislativo grave”. Il termine prescrittivo era “un istituto per ovviare alla lentezza dello Stato nell’esercitare l’azione penale”, ma se lo stesso apparato sarà consapevole che non esista scadenza, “il rischio è che gli appelli, anziché avvenire in tempi brevi, vengano dilazionati al di là di quanto già avvenga”.

Gli “effetti collaterali” li ha illustrati l’avvocato Corrado Bellora, iscritto alla Camera penale di Piemonte e Valle d’Aosta. “Viene introdotto una sorta di ergastolo processuale, – ha affermato – con il procedimento che non finirà mai”. Il risultato sarà nefasto per tutti, giacché “persone innocenti rischiano di restare” alla sbarra “ingiustamente per tutta la vita” e, d’altro canto, “colpevoli resteranno liberi (per assenza di sentenza definitiva, ndr.) rischiando di poter commettere altri reati”.

“Questa riforma, – ha aggiunto Bellora – è figlia del populismo più becero. La prescrizione è un male necessario, perché permetteva di far sì che i processi non abbiano durata infinita”. Eliminarla introdurrà anche, secondo l’avvocato, un’“incentivazione ad appelli ingiustificati”, perché sapendo che il giudizio di secondo grado non verrà fissato “si ricorrerà su tutto”. È come – ha chiuso il legale – se per combattere il mal di denti si eliminassero gli analgesici: “va bene che non curano il male, ma servono”.

Oltretutto, secondo l’avvocato Manuela Ghillino, delegata al Congresso Nazionale Forense, la riforma ribalta la prospettiva costituzionale, “perché ci sarà presunzione di colpevolezza dell’imputato fino a sentenza definitiva”, l’esatto contrario dell’impostazione odierna dell’ordinamento. Il problema, però, non è solo per chi sarà accusato: se “l’imputato resta a processo sine die, anche le persone offese rischiano di non avere mai il risarcimento dei loro danni”.

Insomma, una legge “frutto di un’ondata populista e giustizialista che sta investendo il Paese”, che segna “la vittoria dell’allarmismo sociale, contro il diritto alla giustizia”. In realtà, ha osservato Palmas, “il legislatore avrebbe strumenti per accelerare i processi”, intervenendo ad esempio “sulla struttura, sull’organizzazione e sulla spesa” del sistema giudiziario. Se così facesse, “non ci sarebbe bisogno di intaccare un principio cardine dell’azione giuridica”. Ciò detto, gli avvocati hanno lasciato la sala del Palazzo di giustizia scelta per incontrare i media (nella foto): per questa settimana, non li si rivedrà tornare e le toghe resteranno sull’appendiabiti.

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