Lotta all’azzardo… E quando il banco è la Regione?

La ludopatia è una piaga. Polizia e organi preposti ai controlli, una volta che una legge è in vigore, non possono fare altro che applicarla (pena il risultare omissivi) e nulla hanno a che fare con chi l’ha scritta. Da queste premesse non ci si muove di un millimetro e ben ha fatto il Consiglio regionale a dotarsi, nel 2015, di una legge sull’azzardo.

Tuttavia, bisogna avere l’onestà di guardare anche l’altra faccia della medaglia, vale a dire che le sale cui ora sono state revocate le licenze dal Questore (ne ho parlato oggi, in questo pezzo per Aostasera) avevano aperto quando tale attività era legittima, per mano di imprenditori che hanno sostenuto investimenti e creato occupazione.

Dimezzare i tempi di entrata in vigore dei divieti, con una modifica “in corsa” al testo di legge, votata peraltro dal Consiglio Valle a soli sei mesi dal termine stabilito, difficilmente avrà messo i titolari in condizione di studiare anche solo una “exit strategy” dal business intrapreso (figurarsi rimodulare piani di ammortamento o debiti pluriennali contratti per le attività).

Ci si potrebbe dire, in un tripudio di etica, che il fine giustifica i mezzi. Oltre ad obiettare che le emozioni non sono mai prodrome a buone leggi, e che un occhio al contesto (indossando gli occhiali del buon senso) deve costituire il punto di partenza dell’azione legislativa, quando si interviene sull’esistente e non escludivamente sul futuro, una contraddizione appare nitida.

Le sale da gioco nei comuni valdostani chiudono praticamente tutte, per la loro.vicinanza agli obiettivi sensibili individuati dalla legge (la loro lista, anche quella, si è allungata con variazioni successive del testo, includendo siti che esistono praticamente in ogni paese), e il Casinò resta, per quanto riguarda le “macchinette”, accessibile ai valdostani.

Se l’obiettivo della norma, come stabilito sin dalle prime righe, è la lotta all’azzardopatia, si fatica a trovarne il senso. A diventare malevoli, occorre peraltro osservare che, nel caso delle slot di Saint-Vincent, è la Regione stessa ad introitare. Ed ora, per effetto della norma che lei stessa si è data, non avrà praticamente più concorrenti privati (e le sale “videolottery” erano i più seri).

Sul fatto che troppa gente si sia rovinata per l’azzardo, padri di famiglia compresi, non si può che essere d’accordo, come nel volerlo veder smettere. Però, se etica deve essere, che lo sia a 360°. Soprattutto, se lotta (alla ludopatia) deve essere, che lo sia su tutta la linea. È vero che il proibizionismo è storicamente fallinentare, quindi qualche opportunità di gioco deve (r)esistere, ma le deroghe non possono dipendere da chi tiene il banco. Perché? Perché, notoriamente, vince (quasi) sempre.

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