Fisco e vizi italici: la “lectio magistralis” del procuratore Greco

“Noi abbiamo un problema culturale enorme, in Italia, che mischiamo spesso la lotta all’evasione fiscale con le politiche fiscali”. Parole (e musica) di Francesco Greco, procuratore della Repubblica di Milano, ad un convegno organizzato dalla Cgil, lo scorso 1° ottobre, al Tribunale del capoluogo lombardo.

L’intervento del Capo della Procura che lanciò “Mani pulite” ha ricevuto spazio sui media, ma merita di essere ascoltato in “presa diretta”, tramite il clip YouTube in apertura, perché ricorda come la specialità italiana, specie della classe politica, sia nella trasformazione pubblica delle eccezioni in problemi o, se preferite, nel guardare il dito quando viene indicata la luna.

Strategie, alcune più sottili, altre meno, per discutere molto e ottenere poco, condite di interventi legislativi “spot”, spesso tutt’altro che innovativi rispetto al quadro normativo esistente. La verità, ricorda Greco, è che “in Italia ‘riscossione’ è una parola eversiva” e che “la lotta all’evasione fiscale dovrebbe seguire un proprio percorso, come dire naturale, e nessun governo ci deve mettere mano”.

Per carità, “ogni partito politico avanzerà le proprie proposte fiscali, i Sindacati chiederanno anche loro gli incentivi fiscali, ma tutto questo non c’entra niente con la lotta all’evasione fiscale”. Il problema “è che c’è l’evasione” e occorre “trovare tutti gli strumenti per combatterla”. Il resto, a partire dalle interminabili discussioni sulla limitazione del contante, è un tragico “Facite ammuina” ricorrente, quanto trasversale, nella vita politico-amministrativa del Paese.

La verità – per chiudere con Greco – è che “io sono stanco di essere preso un po’ in giro da questa storia per cui ‘Si, vabbé, ma se sei un extracomunitario che rubi una lattina di birra al supermercato vai in carcere, se sei un evasore fiscale da 1 milione di euro ti devo anche ringraziare’. Cioè, ma francamente questa storia diventa anche un po’ insopportabile, no?”.

Non lo diventa, lo è già. Anche perché spesso chi punta il dito contro l’extracomunitario è chi, pur avendone le opzioni e le possibilità, si è ben guardato dall’intaccare gli interessi dell’altra figura (che già solo esistendo peggiorerà i servizi e inasprirà la pressione per i ligi al prelievo fiscale). Ognuno ha diritto alla sua opinione, ma va ricordato che raramente chi è parte di un problema ne trova la soluzione. Salvo nel caso dei vaccini, ma in fatto di evasione, in Italia, siamo ben oltre il dosaggio infinitesimale.

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