Il Ministero “dà i voti” a Tribunale e Procura di Aosta

Un Tribunale che, nel settore civile, ha “efficacemente affrontato le sopravvenienze e intaccato l’arretrato”, ma in quello penale “pare nettamente diviso in due”, con il dibattimento “assolutamente in equilibrio e in grado di contenere la durata dei procedimenti”, cui corrisponde un ufficio Gip/Gup che, specie nell’ultimo biennio, “non sembra capace di far fronte alle istanze della Procura della Repubblica”. Quanto a quest’ultima, “pare evidente” che, nel quinquennio trascorso, “abbia saputo utilizzare al meglio le risorse a disposizione evitando di accumulare ritardi o di criticità di rilievo”.

È la “fotografia” del Palazzo di giustizia di Aosta, impressa nella relazione conclusiva dell’ispezione ordinaria svolta dal Ministero dal 19 giugno al 6 luglio 2018. Il documento è stato pubblicato sul web in estate e il periodo sottoposto a verifica va dal 1° aprile 2013 al 31 marzo 2018. Non si può dire che il giudizio stupisca, perché il dualismo funzionale tratteggiato era già emerso, ma in questo caso viene messo nero su bianco da tre ispettori, abituati a “passare ai raggi X” uffici giudiziari in tutta Italia. Ecco le loro “lastre” (chi fosse desideroso di andare alla fonte, salti il resto e navighi verso la versione completa, o i quadri sintetici di Tribunale e Procura).

Contenzioso civile: la crisi incide sull’attività

È l’area del Tribunale che tratta uno scibile di contenzioso fatto, per sua natura, di numeri importanti. Dall’ispezione sono emerse 2.067 sentenze ordinarie, 148 con rito del lavoro, 7 in materia agraria, 617 in materia di lavoro, 20 di volontaria giurisdizione, 98 per procedure concorsuali, 2.830 decreti ingiuntivi e 263 provvedimenti cautelari. In totale, 2.957 sentenze (2.739 da magistrati togati e 218 da onorari). In totale, l’attività sul quinquennio ha visto 6.972 udienze.

Dal raffronto con la precedente ispezione ordinaria (che copriva dal 1 ottobre 2007 al 30 settembre 2012), “emerge una generale diminuzione dei procedimenti di contenzioso ordinario e in materia di lavoro e previdenza”, mentre sono aumentate “le sopravvenienze (i fascicoli che si aggiungono di anno in anno a quelli ancora in itinere, ndr.) nel settore della volontaria giurisdizione, delle procedure concorsuali e delle esecuzioni immobiliari”. Si tratta però di criticità tali da “non risultare allarmanti”, perché “presumibilmente da attribuire a fattori esogeni, non ultima la recente crisi economica che ha colpito l’attività imprenditoriale e il mercato immobiliare”.

Dibattimento penale: niente “particolari criticità”

In quest’ambito, per gli ispettori, “il numero dei procedimenti è contenuto e correttamente gestito dall’ufficio”. Al Tribunale in composizione monocratica, nel periodo, sono sopravvenuti 2.847 procedimenti penali e ne sono stati definiti 2.804. Le pendenze, che all’inizio del lustro erano 184, sono salite a 198 (aumento considerato “minima criticità”). Quanto ai giudizi collegiali, ne sono sopravvenuti 59 e definiti 57, comportando un aumento delle pendenze, passate da 4 a 5. Significativo, nella relazione, viene indicato, al fine della valutazione dello stato, il “numero delle sentenze di prescrizione pronunciate nel quinquennio”, appena 10.

Il Gip/Gup in apnea

Il settore “non pare in equilibrio”, giacché – nell’arco temporale dell’ispezione – ha registrato “un importante incremento delle giacenze finali” (+139% di quelle di inizio periodo). Nello specifico, sono stati registrati 8.628 nuovi procedimenti a registro noti (una media annua di 1.725,6) e ne sono stati definiti 8.072 (media annua 1.614,4). Scomponendo l’attività di definizione per tipologia di atto, l’ufficio – sui cinque anni – ha depositato 1.066 sentenze, 5.522 decreti di archiviazione, 1.220 decreti penali, 304 decreti che dispongono il giudizio e 228 decreti di giudizio immediato.

Quanto alle cause, per come apparse agli ispettori al momento della chiusura delle loro attività, l’organizzazione “non è parsa ottimale”. “Nel periodo – si legge nella relazione conclusiva – l’Ufficio non ha goduto né di un numero sufficiente di magistrati, adeguatamente parametrato alle dimensioni della Procura, né di continuità, visto il succedersi dei giudici assegnati”. Un allarme tutt’altro che da sottovalutare, perché i dati “sembrano indicare un progressivo aggravamento della situazione, piuttosto che una sua regressione”.

L’agile Procura

Guardando ai “flussi di affari” dell’ufficio inquirente, gli ispettori confermano che “a fronte di un completo turn over di magistrati”, e di una presenza media di 4,1 su 5 in pianta organica, la Procura “ha potuto agevolmente gestire le sopravvenienze in tutti i settori, senza manifestare criticità”. Ad incrementare – sulla passata ispezione – sono state solo quelle dei “fatti non costituenti reato” (+2,3% delle iscrizioni), mentre i “significativi decrementi” sono stati del 36,5% nel “registro di reato contro noti” e del 3,2% “contro ignoti”.

Parlando di fascicoli “mod. 21”, quindi quelli in cui sono presenti e noti indagati, nei cinque anni ispezionati, a fronte di 11.782 sopravvenienze, l’ufficio ha definito 12.298 inchieste. E’ così riuscito a ridurre le pendenze, malgrado il carico aggiuntosi cammin facendo. I procedimenti “mod. 44”, cioè a carico di ignoti, hanno registrato una sopravvenienza di 7.303 fascicoli, mentre le definizioni sono state 7.746. Anche qui, le pendenze sono passate da 570 a 127. Fenomeno analogo per gli affari iscritti nel registro “mod. 45”, per i fatti “non costituenti reato”: 3.949 le sopravvenienze delle iscrizioni e 4.147 le definizioni (da 210 pendenze iniziali a 12 finali).

Nell’insieme, “sono risultate tempestive sia le iscrizioni delle nuove notizie di reato, sia la movimentazione dei fascicoli definiti dal magistrato”. Le definizioni ultratriennali sono state limitate a “pochi numeri” (13 fascicoli in tutto) e, “a data ispettiva, pendevano solo due procedimenti con data di iscrizione remota anteriore al triennio”. Ad ulteriore conferma di tale assetto complessivo, nella relazione appare il contenuto numero di richieste di “archiviazione per intervenuta prescrizione del reato formulate nel periodo, in tutto 166”.

Segnalato anche il “buon rapporto con il locale Tribunale”, che ha consentito – olre alla “stiupla di convenzioni comuni sia per la gestione del palazzo di giustizia che dei servizi informatici” – il “raggiungimento di proficui accordi per una migliore calendarizzazione delle udienze penali (settore nel quale il l’Ufficio giudicante ha incontrato in passato qualche difficoltà), sbloccando una situazione che si trascinava da qualche tempo”.

Le “ricette” di Procuratore e Presidente

L’ispezione ha riguardato un intervallo temporale in cui, sia in Tribunale, sia in Procura, si sono alternati più Presidenti e Procuratori capo (incluse reggenze temporanee di vicari e facenti funzione, specie nell’ufficio inquirente, “decapitato” nel 2016 dalla vicenda Longarini). Nel primo caso, Massimo Scuffi, Giuseppe Colazingari ed Eugenio Gramola, in carica dal 7 marzo 2017. Nel secondo, Marilinda Mineccia, Pasquale Longarini, Luca Ceccanti, Giancarlo Avenati Bassi e Paolo Fortuna, oggi al secondo anno di mandato (arrivò ad Aosta il 5 luglio 2017).

Pertanto, al momento dell’arrivo degli ispettori, gli attuali vertici erano in carica entrambi da oltre un anno. Le situazioni che sarebbero state “fotografate” gli erano apparse sin dall’insediamento e tutti e due hanno messo in campo delle strategie, da un canto per ridurre l’impatto delle criticità, dall’altro per rendere ancora più funzionale ed efficace l’attività inquirente. I loro aspetti salienti sono emersi soprattutto in occasione dei rispettivi “bilanci di mandato”, realizzati sulla base degli indicatori delle attività e presentati annualmente ai media.

Così, se Eugenio Gramola ha lanciato – già in gennaio, ma rinforzandolo nello scorso aprile – un grido d’allarme mirato ad ottenere un aumento, di almeno due unità, degli organici dei magistrati in servizio, rivolgendo al Csm e al Ministero una richiesta in tal senso (oltre a definire variazioni dell’assetto interno per tamponare le emorragie), la Procura ha sottolineato (per voce dei sostituti Luca Ceccanti ed Eugenia Menichetti) varie direttrici d’azione.

Anzitutto la riorganizzazione imbastita a dicembre 2017 dal procuratore capo Fortuna (integrata con un ordine di servizio dello scorso luglio, al fine di completare la definizione dei dipartimenti d’indagine e di rendere ancora più organiche le figure dei viceprocuratori onorari) e un’informatizzazione spinta, che vede l’uso sperimentale (ma destinato a diventare standard) del Trattamento Informatizzato Atti Processuali, definito “una rivoluzione copernicana”. Allo stesso livello, in fatto di modernizzazione tecnologica, è stata posta la creazione del Centro intercettazione Telecomunicazioni, dal quale è atteso un significativo risparmio sulle procedure in vigore sino al 2017.

Insomma, una pluralità di iniziative per fare sì che la rapidità, censita dagli ispettori (servizio ministeriale dal quale, tra l’altro, proviene Fortuna), resti la prima risposta della Procura, e non venga compromessa oltremisura dal Tribunale, perché – prendendo a prestito le parole usate lo scorso gennaio dal pm Menichetti, che allo sviluppo dei fascicoli affianca le incombenze da responsabile di comunicazione e sito web istituzionalequando passa tanto tempo si “va a compromettere la giustizia creata dal lavoro dell’ufficio”.

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