Assunzioni in Regione: quando in Procura arriva un esposto (dalla politica)…

La doverosa premessa di questo post, che riguarda la notizia di un’inchiesta su una chiamata pubblica per sei assunzioni in Regione, non può che essere l’articolo 112 della Costituzione: “Il pubblico ministero ha l’obbligo di esercitare l’azione penale”. Ne consegue che, se all’ufficio di Procura della Repubblica giunge un esposto su presunti illeciti, non può esimersi dal verificare se l’ipotesi in esso contenuta ha un fondamento.

Questo accade indipendentemente da chi lo sottoscrive e la modalità per poter compiere gli accertamenti del caso, con il pm a delegare attività d’indagine alla polizia giudiziaria, è l’apertura di un fascicolo. Sarà l’inchiesta a riscontrare se il contenuto della segnalazione è effettivo (e incarna un reato, innescando quindi un procedimento), o meno (si avrà quindi la richiesta di archiviazione).

Dire che la Procura indaga, nel caso in cui ha ricevuto un esposto, è formalmente corretto, ma non è eclatante. Anzi, è un automatismo. Va precisato perché, quando il mittente è rappresentato da esponenti della scena politica (nella fattispecie, consiglieri regionali del gruppo “Lega Vallée d’Aoste”), e ad essere segnalata come gravata da presunti illeciti è l’attività di enti pubblici, entrare in “modalità tifoso” è purtroppo facile in chi legge.

Fenomeno molto italiano, che spesso scatena letture della situazione tra le più disparate, altrettanto frequentemente distorte. Sovente sono condizionate da luoghi comuni (“l’opposizione denuncia una procedura della maggioranza: non può che esserci del marcio, perché tanto è tutta una mangeria”), altre volte da ignoranza (nel senso di “ignorare”) dei meccanismi inquirenti (“oh, hai sentito, su quelle assunzioni hanno addirittura aperto un’indagine…”). Non bisogna poi dimenticare che viviamo nel Paese in cui la delazione potrebbe diventare specialità olimpica (vedasi casi di uso improprio del whistleblowing, da parte di dipendenti pubblici, a fini ritorsivi sui propri superiori…).

Per la verità, gli esposti su procedure selettive pubbliche hanno scaturito, nel tempo, esiti non sempre scontati, né univoci. Quello di un ex assessore regionale sul concorso dell’Usl tenutosi nel 2018 per l’assunzione di ginecologi ha portato ad un processo, non ancora giunto a sentenza. Da un altro, relativo alle prove per il reclutamento di dirigenti per le strutture di piazza Deffeyes, non sono però emersi fatti di rilievo penale e il pubblico ministero ha chiesto di archiviare. Una segnalazione della stessa amministrazione sulla violazione della segretezza in una prova di francese, invece, era nuovamente culminata in due imputazioni (anch’esse ancora pendenti).

Non resta quindi, come in ognuno di quei casi, che attendere le risultanze delle indagini, ripetendosi “mantricamente” che l’apertura di un fascicolo, anche se ripresa mediaticamente, non deve diventare motivo di pre-giudizi (men che meno fanno piacere a chi indaga, perché si sente “tirato per la giacchetta”). Neppure l’ipotesi formulata può essere assunta quale “cartina di tornasole” di presunta gravità della situazione. L’abuso d’ufficio (per questo si procede, al momento) è il reato che più si attaglia ad una procedura di concorso pubblico ed è verosimile che a rifletterlo sia quanto scritto nell’esposto. Insomma, appuntamento a prossimamente. Nel frattempo, ecco di cosa si tratta.

Il fascicolo

Riguarda, appunto, presunte irregolarità nella chiamata pubblica effettuata dalla Regione lo scorso 27 febbraio per assumere personale da assegnare ai servizi incaricati della gestione dei programmi cofinanziati con fondi europei. Al momento non sono stati iscritti indagati e gli accertamenti sono affidati alla Guardia di finanza. Di più, per ora, non trapela: l’attività investigativa è in corso, coperta – come sempre in questa fase – dal segreto istruttorio.

La procedura

La chiamata pubblica era indetta per reclutare sei istruttori (categoria D del comparto pubblico): tre da destinare alla struttura Programmazione fondo sociale europeo negli uffici regionali di Saint-Christophe ed altrettanti alla struttura Programmi per lo sviluppo regionale di Aosta.

Il contratto di lavoro, con inizio programmato in aprile (la previsione è stata rispettata), era proposto per una durata massima di tre anni, con 36 ore settimanali. L’avviamento a selezione con chiamata pubblica, cofinanziato dal FSE, era stato stabilito con una delibera della Giunta regionale, adottata l’8 febbraio. Nella graduatoria finale figurano venticinque partecipanti.

Il dibattito in Consiglio Valle

Sull’argomento, sempre la Lega, aveva presentato un’interpellanza, discussa nella seduta del Consiglio Valle del 17 aprile. Firmata dai consiglieri Andrea Manfrin, Roberto Luboz e Paolo Sammaritani, chiedeva “quale sia, nel caso specifico, la normativa di riferimento relativa alla summenzionata chiamata pubblica” e “se si ritiene che” la stessa “sia stata rispettata”.

A rispondere era stato l’assessore ai trasporti ed affari europei, Luigi Bertschy, sostenendo che la procedura era avvenuta sulla base della legge regionale sul comparto unico (e relativo regolamento), reputandola “rispettata appieno”. Il rappresentante della Giunta aveva poi sottolineato come, “a dicembre 2018 il neo Governo si è trovato, tra le urgenze da affrontare, la gravissima situazione del Fondo sociale europeo e ha voluto rafforzare l’organico della Struttura regionale competente”.

Nel replicare, il capogruppo Manfrin aveva sollevato due elementi di criticità. Il primo riguardante “il criterio della competenza, che non si applica sulla base di chi è disoccupato da più tempo e di chi non ha reddito, come invece è stato fatto”. L’altro, attinente al rispetto del quadro normativo, perché “non si sarebbe dovuto fare una chiamata pubblica ma un concorso”.

Secondo Manfrin, “la chiamata è illegittima, perché le amministrazioni possono effettuare le assunzioni su chiamata pubblica per le quali non è richiesto il titolo di studio superiore alla scuola dell’obbligo, mentre in questo caso si richiedeva la laurea”. Concludendo, il capogruppo – riassumendo le doglianze verosimilmente riversate nell’esposto presentato in Procura – aveva parlato di “palese illegittimità nella chiamata pubblica”.

Concludendo…

Parere di parte, espresso nel massimo alveo politico-amministrativo della Valle. Legittimo, per carità, perché espresso sulla base degli esiti di atti di sindacato ispettivo, che sono quelli più genuini di cui un eletto di opposizione disponga (così come lo è quello dell’Assessore, fornito sulla base degli atti a sua disposizione), ma di parte.

Altrettanto legittimo – ci mancherebbe – farne oggetto di esposto, ma a dire se così è anche per la legge dovrà essere, anzitutto, il pubblico ministero. Senza dimenticare che, in caso di richiesta di archiviazione o di esercizio dell’azione penale nei confronti di qualcuno, un giudice terzo (Gip o Gup, a seconda dei casi) dovrà esaminare gli atti della Procura e pronunciarsi a sua volta. Ricordarsene aiuta ognuno di noi, ma anche la stessa giustizia.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...