L’Iva del Forte e le ritenute del Casinò

Non solo droga. Oltre al maxi sequestro di eroina al tunnel del Monte Bianco, la giornata dell’errabondo cronista è trascorsa al ritmo delle imposte. L’Iva, che la Procura sostiene essere stata evasa dal Forte di Bard, per 1,1 milioni di euro circa nel periodo 2015/6, è stata al centro dell’udienza del Tribunale del Riesame tenutasi in mattinata. Ad esso, l’associazione che gestisce la fortezza e l’ex consigliere delegato Gabriele Accornero (nella foto, oggi a Palazzo di giustizia) si sono rivolti chiedendo l’annullamento del provvedimento con cui il Gip ha sequestrato l’importo contestato.

Nell’arco di un’ora in tutto, i legali delle parti ricorrenti, gli avvocati Corrado Bellora e Roberto Calleri, hanno spiegato perché ritengano ingiustificati i sigilli ai depositi bancari e ad un immobile. Ha ribattuto loro, con la tesi opposta, il pm Luca Ceccanti, sollecitando la conferma del provvedimento del giudice. Le tesi sul tappeto, e l’andamento dell’udienza, sono raccontate qui. Di certo c’è che l’argomento è parecchio tecnico e poco accattivante per l’opinione pubblica. La decisione del collegio del Riesame è attesa, verosimilmente, entro la fine della settimana.

L’aspetto sul quale trovo interessante spendere qualche parola, in questa colonna, è un altro, di carattere più gestionale e sociale. L’associazione Forte di Bard è formalmente una “no profit”, nata per la valorizzazione della fortezza. Tuttavia, nel tempo, oltre a iniziative effettivamente considerabili di promozione, ha svolto attività, come l’organizzazione dell’endurance trail 4K, che hanno ampiamente superato (anche sul piano contabile) i confini della rocca su cui sorge il Forte.

Ora, al di là della qualificazione ai fini impositivi delle somme gestite (che resta un’altra partita, intimamente legata alla contestazione di dichiarazione infedele), e dimenticando che alcune opere nel complesso della fortificazione sono alla base della condanna per turbativa d’asta dell’ex consigliere delegato Accornero (4 anni 6 mesi e 20 giorni di carcere in primo grado, lo scorso 28 marzo, al termine del processo #corruzioneVdA), siamo certi che quello di una “partecipata” vestita da “no profit”, ma di fatto trasformata (anche a suon di trasferimenti finanziari) in “braccio armato” della Regione, sia un modello che si possa considerare funzionalmente efficace e istituzionalmente opportuno nel 2019?

La riflessione va affidata alla politica regionale, che qualcosa, dopo i guai giudiziari del manager, ha iniziato a fare, quantomeno nella strutturazione del vertice societario (reso “plurale”, creando un Comitato d’indirizzo, con Ornella Badéry Presidente – che oggi era all’udienza – e nominando un Direttore) e in quella apparsa all’esterno come una prima “ri-profilazione” del raggio d’intervento dell’associazione. E’ il caso che il processo continui, affrontando anche aspetti tecnici come quelli della natura societaria. Le implicazioni, come quelle di tipo fiscale, peraltro al centro del fascicolo della Procura, non sono indifferenti e “chiarezza” deve essere la sola compagnia di un viaggio del genere.

Le altre imposte assurte oggi agli onori delle cronache sono le ritenute alla fonte che il Casinò risulta non aver pagato, su emolumenti erogati nel 2017, per un totale di 1.210mila euro. La Procura, negli scorsi giorni, ha disposto il rinvio a giudizio dell’amministratore unico Filippo Rolando (il tipo di reato è tale da “saltare” l’udienza preliminare) e il processo inizierà il prossimo 29 novembre. Anche in questo caso, con una disposizione del Gip (richiesta e ottenuta dagli inquirenti), in aprile era scattato il sequestro della somma oggetto della contestazione, ancora in essere oggi.

Va tuttavia detto che il reato può essere estinto, fermando il procedimento penale, attraverso il versamento di quanto dovuto entro l’inizio del processo. A metà ottobre si terrà l’udienza che stabilirà l’omologazione, o meno, del concordato chiesto dall’azienda di Saint-Vincent. La situazione potrebbe vedere delle evoluzioni (Rolando, al diffondersi della notizia dell’indagine a suo carico, aveva spiegato “è previsto, e da sempre, che questi importi siano integralmente versati nell’ambito del concordato”), che su GiustiziAndO non mancherete di leggere.

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