Carta ne abbiamo al Palagiustizia?

Operatori che non vedono la retribuzione, se non dopo ritardi tali da mettere in crisi qualsiasi budget familiare (spesso monoreddito). Con il grottesco rovescio della medaglia per cui i dipendenti degli uffici che un appalto vorrebbe fossero puliti da quegli addetti, come la Procura della Repubblica, devono portarsi la carta igienica da casa.

Fa già arrabbiare così, la situazione di cui mi sono occupato oggi, riguardante la ditta aggiudicataria delle pulizie al palazzo di giustizia di Aosta (una consorziata della “Manital” di Ivrea), ma pur trovando indegna ogni negazione di diritti dei lavoratori, non bisogna distrarsi: cercare il bandolo di una matassa del genere significa porsi, anzitutto, una domanda.

Come mai un gruppo su cui le segnalazioni delle organizzazioni sindacali sono all’ordine del giorno da almeno diciotto mesi, e i primi verbali di mancato accordo al Ministero del lavoro risalgono al 2013 (è tutto qui, sulla pagina della Filcams-Cgil), ha continuato a poter partecipare e aggiudicarsi gare Consip per importanti enti pubblici, tra i quali Tribunali, Inps, Inail e Ministeri (sedi valdostane comprese)?

Un bando ha un disciplinare, che stabilisce standard quantitativi e qualitativi del servizio, oltre ai meccanismi di rescissione. La sensazione è che, in questo Paese, chi trova committenza pubblica trova un tesoro. A prescindere. Questa vicenda, assieme alla considerazione più generale che la lista di aggiudicazioni ministeriali revocate conti qualche pagina in meno della “Divina Commedia”, non fa che rafforzarla.

E non è normale aggrapparsi alla speranza che si muovano le Procure in cui, ogni giorno, quelle donne e uomini delle pulizie si recano malgrado l’arretrato che non arriva. Ma cosa c’è, alla fine, di normale in questa Italia che sugli account Twitter di chi la governa sembra una indistruttibile corazzata, ma a viverla nelle strade somiglia ad una zattera?

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