Traguardi e prospettive

E venti. Tornate su questa colonna, se siete dei fedelissimi della prima ora, da cinque mesi ormai, ogni fine settimana. Ad essere onesti (che è il minimo sindacale, parlando di giustizia), nemmeno chi scrive avrebbe scommesso sulla sua costanza produttiva e sul riuscire a continuare ad alimentare un “taccuino” domenicale, nato per dare spazio a riflessioni e osservazioni non sempre destinate a finire negli articoli di cronaca, soprattutto giudiziaria, per Aostasera.it.

Invece ci siamo arrivati. Al plurale, perché i lettori, a guardare gli insights più che le reactions (ma mi rendo conto che vivere in una realtà come quella valdostana non sempre agevoli “like” e commenti), non si sono stancati. Certo, c’è piena coscienza, da questo lato del monitor, che l’“Approfondimento di Diemoz” (come lo ha battezzato scherzosamente un “addetto ai lavori”) sia un prodotto di nicchia. Spesso mi chiedo se, in quanto tale, sia nel posto migliore su un social, landa ove oltre titolo e foto raramente un testo ha chance di sopravvivenza.

Crescere, in un’era in cui tutto si è fatto “prodotto” – ed in quanto tale brandizzato, profilato e markettizzato – significa anche saper presentare il proprio lavoro nella forma maggiormente adeguata. Senza abbandonarsi a logiche di mercato (che, nella visione del sottoscritto continuano a far a cazzotti con i pensieri, materia di cui questo spazio è fatta), una riflessione sul fatto se questa vetrina resti la migliore possibile ha effettivamente un senso.

Ci sarà tempo per condurla (il risultato è proprio questo blog, su cui sono migrate le “note” originariamente pubblicate sui social, ndr.), anche perché, ironia della sorte (visto che l’inizio era stato abbastanza repentino) questa ventesima uscita cade nel primo weekend di agosto. Sull’amministrazione della giustizia cade la “sospensione feriale”, che si protrae fino all’inizio di settembre: le udienze sono sospese e queste giornate vengono dedotte nei termini dei procedimenti. In sostanza, una “pausa estiva” dell’apparato giudiziario, anche se non totale. Riguarda soprattutto la parte penale, giacché i riti civili non vi sono totalmente sottoposti e – com’è semplice intuire – non ferma l’attività inquirente (e chi l’ha detto che i delinquenti vanno in ferie?).

L’anno scorso, a quest’epoca, parlavamo di “Lunga estate calda” della giustizia, visto che il 31 luglio si tenne l’udienza preliminare del procedimento sui 140 milioni di finanziamenti regionali al Casinò. Inoltre, era una stagione di inchieste su alcuni gangli politico-amministrativi della Valle, pronte a culminare nei rispettivi processi, con le richieste di rinvio a giudizio depositate proprio in agosto (a luglio, il procuratore capo Paolo Fortuna aveva dichiarato: “in Valle la corruzione esiste e non è episodica”). Chi volesse ripercorrere l’intera annata può sfogliare il “Bignami giudiziario” 2018.

Processi che, nel frattempo, sono diventati sentenze, concludendo il loro iter di primo grado al Tribunale di Aosta. La Procura ha impugnato le assoluzioni sulla presunta turbativa nella nomina del vertice di Finaosta e sulle erogazioni di piazza Deffeyes alla Casa da gioco. Gli imputati condannati, invece, tra i quali l’ex presidente della Regione Augusto Rollandin, hanno appellato la sentenza del processo #CorruzioneVdA, su episodi nell’ambito di alcune partecipate regionali.

Il “rientro” settembrino lancerà pertanto una stagione di udienze in Corte d’Appello a Torino (anche se non ancora fissate). Anche per questo, la situazione di queste ultime settimane appare meno convulsa dell’anno scorso (più che altro si sono viste “direttissime” per “passeur” arrestati al traforo del Monte Bianco, grazie al superlavoro degli agenti di Polizia in servizio alla frontiera, oltre alla “svolta” nelle indagini sul cadavere ritrovato in una cantina ad Aosta). Non significa, però, che non ci sia carne al fuoco in via Ollietti.

Per citare il “dossier” più immediato, la procedura di concordato del Casinò, che impegna il Tribunale, è destinata a vivere un momento importante già alla fine delle vacanze, con l’udienza di omologa. Il segnale giunto alla chiusura delle votazioni sul piano depositato dall’azienda di Saint-Vincent – con l’89.24% dei creditori ad aderire alla proposta dell’au Filippo Rolando – è positivo, oltre a testimoniare di un piano attuativo interessante e a confermare ulteriormente la convinzione nel cammino intrapreso sia da parte dei dipendenti, sia dei fornitori – ma la strada appare ancora lunga.

Oltre alla segnalazione di due creditori al Commissario giudiziale, c’è l’annunciata opposizione all’eventuale omologazione di una società che fa capo a Manfredi Ovidio Lefvebre. Sarà un passaggio delicato, perché bloccherebbe la procedura, ma al riguardo è da seguire – giacché intimamente correlata – l’andamento della “causa madre”, che oppone il gruppo romano all’azienda di Saint-Vincent da quasi venticinque anni e non è ancora giunta ad una sentenza definitiva. Simbioticamente legata all’esito del concordato è l’istanza fallimentare depositata dalla Procura, posta fisiologicamente in “stand-by” dall’opzione concorsuale, ma che potrebbe riemergere (ed essere discussa) in caso del suo naufragio.

La richiesta di fallimento è poi il germoglio da cui è sbocciata l’inchiesta per bancarotta fraudolenta del Casinò. Per ora se ne sa pochissimo: sei indagati (tra i quali tre ex Amministratori unici) e una proroga dei termini richiesta ad inizio luglio. Significa che i pm Luca Ceccanti ed Eugenia Menichetti hanno ancora sei mesi per indagare e che l’orizzonte investigativo potrebbe oltrepassare il 2019. Qualche riflessione in proposito l’avevo tentata in un precedente approfondimento, ma è chiaro che solo lo sviluppo dell’inchiesta dirà se e come, secondo gli inquirenti, chi aveva la responsabilità della Casa da gioco ne ha drenato i fondi fino ad accompagnarla sull’orlo del baratro.

Allontanandosi da Saint-Vincent, ma restando in media Valle, la fine del 2019 (l’udienza preliminare è fissata per l’inizio di dicembre) porterà l’inizio del procedimento sulla corruzione all’ombra del Cervino. Uno dei principali indagati, l’ex capo ufficio tecnico di Valtournenche Fabio Chiavazza, ha scelto sinora un’attitudine non collaborativa con gli inquirenti (non ha risposto ad alcun interrogatorio e ha scontato interamente sei mesi di carcere preventivo). E’ accusato di reati gravi, per i quali sono previste pene elevate: continuerà sullo stesso registro anche arrivando a processo? Il tempo lo dirà.

Senza dimenticare che criminalità non significa solo “colletti bianchi”, anzi. Il 2019 è stato l’anno in cui la Valle, attraverso l’inchiesta “Geenna” dei Carabinieri del Gruppo Aosta e della Dda di Torino, ha dovuto fare i conti con una parola che, alla meglio, veniva sussurrata: ‘ndrangheta. Il “blitz”, con sedici misure cautelari, è scattato lo scorso 23 gennaio e i segnali sono di una prossima chiusura dell’inchiesta.

Sulla stessa lunghezza d’onda, ma più recente, “Altanum” della Dda di Reggio Calabria, che non solo ha visto arresti ad Aosta, ma in cui la nostra regione era la “posta in gioco” tra due ‘ndrine. Al riguardo, tutte da sviscerare le “significative convergenze” con le investigazioni torinesi di cui hanno parlato gli inquirenti reggini, a partire dal procuratore Giovanni Bombarideri.

Il crimine “ordinario” vede poi da instradare a processo “MalAosta” del Gruppo Aosta della Guardia di finanza. Aveva destato scalpore, non tanto per la tipologia di crimini messi a fuoco (la droga al Quartiere Cogne era stata al centro di numerose precedenti operazioni, in fondo), ma per la condotta violenta, la disponibilità di armi e la propensione all’estorsione contestate ad alcuni indagati.

Fenomeni in cui gli inquirenti avevano individuato più di un punto di contatto con alcune serie tv, vedi “Gomorra” (dall’idea iniziale di Roberto Saviano). Il dibattito sulla “fascinazione” generata dal crimine sul piccolo schermo ci porterebbe lontano, ma gli addebiti sono numerosi (pure incrementati dopo gli arresti iniziali) e dinanzi al Giudice si capirà se erano solo “quattro ragazzini” e “pochi grammi”, come volevano alcuni commentatori sui social (che fecero storcere il naso al comandante Francesco Caracciolo), o no.

Eppoi c’è il versante contabile, la Corte dei Conti, in cui l’attenzione è tutta sull’appello legato ai mutui del Casinò (che potrebbe complicarsi, per i convenuti, in ragione della postergazione del credito da 48 milioni, vantato da Finaosta nei confronti della Casa da gioco), ma i prossimi mesi ci diranno di più anche sull’altra indagine da poco chiusa dal Nucleo di Polizia economico-finanziaria delle “Fiamme Gialle”, quella sul mutuo della finanziaria regionale alla “Cioccolato VdA”, finita con la segnalazione di sei rappresentanti di Finaosta per un presunto danno erariale da 3,8 milioni di euro, inclusi l’allora Presidente e Direttore generale.

Insomma, qualche settimana di pausa, poi le danze riprenderanno e non ci sarà spazio per dei lenti. Mettendo assieme queste righe, per la Valle d’Aosta non emerge esattamente un “Sogno di una notte di mezza estate”. Appare lontana anni luce – ammesso che lo sia mai stata veramente – dall’“insula felix” a lungo dipinta a fini pubblicitari, soprattutto dalla classe politica che l’ha governata.

Venendo a piazza Deffeyes, che mai come negli ultimi due anni ha incrociato il cammino della giustizia, il racconto delle ultime pagine del Consiglio regionale Valle d’Aosta non mette esattamente in luce, da parte di numerosi inquilini del palazzo, una piena coscienza della situazione. E’ un male, perché misura la distanza degli eletti dalla comunità. E non c’è altro da aggiungere.

Questa colonna non nasce per dare consigli, ma se proprio dovesse, ai valdostani ne andrebbe soprattutto uno: leggere di più, informarsi di più, non solo sui “grandi dossier” ricordati sin qui, ma pure su tutti quegli episodi apparentemente minori, in realtà eloquenti della classe dirigente. Il formarsi di opinioni autonome è ciò che fa paura ad un politico disonesto (detto anche nell’accezione etico-morale del termine, non solo giuridica).

Non solo potrebbe, a lungo termine, mettere in discussione i voti con cui è stato eletto, ma nell’immediato complica la sua opera quotidiana di imbonimento e, soprattutto, scardina il perverso meccanismo su cui si fonda la sua azione: far scambiare, agli occhi della comunità, i diritti per favori. E se tutti capiscono che per i primi un amministratore non è indispensabile, allora lui ha un problema.

Concludendo, l’estate è un momento ottimo per guardarsi attorno e cercare di capire tutto ciò a cui, nella frenesia delle giornate di lavoro, non abbiamo dato troppo peso. Fatelo, perché un futuro migliore inizia – come ripeterò fino ad esaurire il fiato – dalle condotte individuali, dai gesti che possiamo (o no) compiere nel nostro piccolo, e sapere cosa ci circonda, direttamente e senza affidarsi a troppi “consigli” altrui, è una condizione essenziale. La Valle d’Aosta ha vissuto troppo a lungo sul “passaparola”, è ora che smetta.

Quanto a questo approfondimento domenicale, dopo cinque mesi di weekend passati in buona parte a scrivere, andrà anch’esso incontro a qualche settimana di “sospensione feriale”, ma non temete: se l’occasione lo richiederà, non mancherà qualche post “contingente”, dopodiché a settembre tornerà e sarà un piacere riprendere a ballare con voi. Buone vacanze e buone letture!

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