Vincere l’odio? Semplice, non scrivete quel post…

Lo ho detto senza mezzi termini dalle prime volte in cui mi hanno chiesto “consigli” sull’uso dei social network, una decina di anni fa: se non lo urlereste per strada, se non lo scrivereste in una lettera ad un giornale con in fondo il vostro nome, non fatene un post.

Questa consapevolezza mancava allora e, malgrado gli sforzi di sensibilizzazione (vanificati da esempi “dall’alto” non sempre commendevoli), è ancora più assente oggi. La questione però è maledettamente seria: se pensate che tutto si possa scrivere nel nome del diritto di manifestare un’opinione, sappiate che questo ha dei confini, oltrepassando i quali si incorre in dei reati (facili da contestare, perché le tracce di un post sono indelebili).

Quali? Eccone, da un pezzo molto chiaro tratto dal Sole 24Ore, un compendio che i fatti di ieri, nelle ore in cui dopo la morte del vicebrigadiere dei Carabinieri Mario Cerciello Rega si era diffusa la convinzione (poi dimostratasi falsa) che i responsabili della sua uccisione fossero nordafricani, hanno reso ancora più attuale.

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