Sicurezza, Geenna e anniversari: a tu per tu con l’Arma

Da tempo, ancor prima di occuparmene professionalmente, sono persuaso che il problema della sicurezza in Valle d’Aosta sia tutto nella percezione che il cittadino ne ha, non nei livelli reali della stessa. Ed una percezione, in quanto tale, può essere condizionata. Per mille motivi e con svariati strumenti (specie in epoca di smartphone trasformati in propaggini delle mani).

Te ne rendi conto quando i Carabinieri (non la pro-loco del villaggio) ti spiegano che, negli ultimi dodici mesi, di 925 denunciati solo il 18% sono stranieri, che di 97 nuovi consumatori di droghe segnalati all’autorità prefettizia non più del 24% è rappresentato da minorenni (e nel restante 76% ci sono anche dei professionisti) e che, per il quarto anno di fila, i delitti diminuiscono, ma aumenta la consistenza delle materie trattate dall’Arma, vedi Operazione Geenna sulla ‘ndrangheta nella regione e inchiesta “Do Ut Des” sulla corruzione in Valtournenche.

A quel punto, com’è successo a me mentre ero nella caserma di via Clavalité, per l’incontro con i media in vista del 205° anniversario dell’Arma, pensi. Anzitutto, che ti è sfuggito quanto sia cambiato (e perché) il luogo in cui vivi da sempre. Poi, che le percezioni ti portano a vivere tanti falsi problemi e, forse, è meglio spegnere gli smartphone (anche per reagire alle truffe online ormai dilaganti) e iniziare a chiedersi perché esista l’interesse a condizionarle. Il resto dei dati, se volete, è qui.

Dopodiché, senza fermarsi ai dati, ma venendo alla sostanza, ed in particolare all’operazione Geenna, tracce del fatto che i tentacoli della Piovra avessero avviluppato la Valle, negli anni, se ne erano manifestate. Dalle ipotesi di riciclaggio al Casinò, al riscontro della presenza di affiliati ai clan sul territorio regionale, passando per episodi di usura e danneggiamenti (in cantieri) non sempre spiegati fino in fondo.

Eppure, agli arresti per ‘ndrangheta si è arrivati lo scorso 23 gennaio, con l’Operazione Geenna della Dda di Torino. Chiedere al vertice regionale dell’Arma se si fosse rivelato davvero così difficile unire i punti che restituivano il crimine organizzato tra le montagne del nord-ovest è stato naturale. La risposta del colonnello Emanuele Caminada, comandante del Gruppo Aosta (a sx nella foto con il tenente colonnello Maurizio Pinardi, comandante del Reparto Operativo), è stata interessante, puntando sulla “accresciuta sensibilità degli inquirenti”. Potete leggerla su Aostasera.it.

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