Di controlli e controllati

La settimana su cui cala il sipario con il passaggio del Giro d’Italia in Valle (ed è bello che la tappa non sia transitata solo negli angoli mainstream della regione, perché il vero volto di un luogo raramente si percepisce nelle località turistiche) ha quasi costretto l’errabondo cronista a rispolverare l’attestato ottenuto, in gioventù, al corso in tuttologia. Tante, e di natura estremamente variegata, sono infatti state le storie finite ad arricchire il mosaico quotidiano della cronaca.

Alcune, per l’ingente quantità di carne al fuoco in pagina, hanno avuto un “tempo di decantazione” mediatico perfino sacrificato. Penso, tra l’altro, all’operazione antidroga della Guardia di finanza culminata in due arresti, nella quale – oltre ad uno spacciatore sulla piazza di Aosta – è finito in manette anche il suo fornitore a Torino. Investigativamente, non è semplice arrivare alla fonte e, visto che parliamo di un “giro” aostano da una trentina di clienti, un discreto quantitativo di “neve” (questa era la specialità della casa) è finita fuori mercato, almeno per un po’.

Sia chiaro, sugli stupefacenti aborro l’approccio moralista. Mi limito ad un dato oggettivo: non si è mai vista una comunità migliorare, in benessere o floridità, con il prendere piede del consumo di droghe pesanti, come la cocaina. Per questo, ogni volta che una rete di smercio viene smantellata, è come se in una zona sino a quel momento buia si installasse un impianto di illuminazione. Torna ad essere spazio comune, anche culturale, e non solo prerogativa del malaffare. Viene riconquistata. E’ cosa buona e giusta gioirne.

Detto questo, visto che il finale della settimana è di matrice sportiva, quasi mi sentirei di proporre un quiz, imperniato su alcune notizie degli scorsi giorni, raccontate per Aostasera.it. Dicano lorsignori cos’hanno in comune il procedimento per frode nell’appalto delle piscine, l’arresto del comandante della stazione forestale di Etroubles per assenteismo, la condanna dell’ex presidente del Crer per indebita percezione di erogazioni e alcuni passaggi delle motivazioni della sentenza di condanna all’ex au del Casinò Luca Frigerio?

Il tempo a disposizione non è elevatissimo, vista la non impossibilità del quesito. Contate fino a venti e, se non raggiungete una risposta autonoma, continuate pure a leggere. Ognuna di queste vicende vede, infatti, un massimo comun denominatore nell’amministrazione regionale, quale soggetto erogatore di risorse economiche. Corrispettivi per servizi, nel caso delle piscine; retribuzione per una prestazione lavorativa, in quello dell’ispettore forestale; contributi per attività, per il Circolo; finanziamenti con varie finalità, per la Casa da gioco.

La comunanza tra gli episodi continua nel fatto che il Tribunale ha riconosciuto (o la Procura addebita) l’alterazione fraudolenta, al fine di trarne indebito vantaggio, del presupposto alla base del riconoscimento di denaro da parte della Regione. Gli organizzatori dei corsi di nuoto avrebbero fatto durare le lezioni quarantacinque minuti, venendo però pagati per sessanta. Il Comandante sarebbe risultato in servizio anche mentre era a casa a pranzo, ricevendo lo stipendio come se fosse stato in ufficio. L’ex presidente del Crer è stato condannato per aver presentato rendiconti che non includevano alcune attività svolte, così da ricevere una sovvenzione che non gli sarebbe spettata. L’ex au del Casinò per aver proposto a piazza Deffeyes dei bilanci in cui le perdite erano “camuffate”, in modo da ottenere comunque finanziamenti impossibili per un’azienda “decotta”.

In ognuna di queste vicende, condannato o indagato è chi ha (o avrebbe, per i procedimenti ancora in corso) compiuto materialmente l’alterazione, la condotta illegittima. La Regione, e quindi la collettività, è stata danneggiata e, in quanto tale (in particolare, nelle vicende delle società natatorie, del Comandante e del Casinò), è parte lesa. Non ci piove e non ci deve essere confusione in merito, tuttavia ragionando in termini non giuridico-processuali, ma funzionali, o anche solo logici, una domanda è spontanea. Perché ognuno di questi casi è dovuto finire in procedimento penale, senza prima emergere nella normale dinamica contrattuale tra l’ente pubblico e le sue rispettive controparti? In fondo, dovendo procedere ad erogazioni di fondi della comunità, sembrerebbe appena normale che la Regione si sinceri preventivamente del rispetto delle condizioni per cui li versa.

Eppure non solo è successo, ma una delle deposizioni sentite in aula nell’udienza sul Crer ipoteca seriamente la risposta. Il Presidente del Circolo succeduto a quello processato, “spaventato dalla situazione debitoria”, ha detto testualmente ai giudici (quindi, sotto giuramento): “Ho chiesto una verifica all’allora assessore Perron, al Presidente della Regione e al dirigente, ma non è venuto nessuno”. Eccola, la fragilità. Si chiama controllo. E’ la capacità di un’istituzione di far valere le proprie ragioni. Di vigilare sui suoi rapporti contrattuali. Di evitare che “con i soldi degli altri siamo tutti ricchi”. Di bandire la superficialità dal suo modus operandi.

Nel mercato privato, se il lavoro non è stato reso correttamente, se le lezioni non avvengono come da capitolato, o se alcune attività (di pubblica evidenza, peraltro) non compaiono nel rendiconto di un Circolo, il rubinetto non si apre. Al posto del pagamento s’instaura il contenzioso sulla prestazione “ridotta” rispetto a quanto pattuito (o arriva la “contestazione d’addebito” per un dipendente). Questi casi presentano, invece, uno sventurato “fil rouge” nel fatto che non sia accaduto (fa in parte eccezione quello del Comandante, in cui la Procura si è mossa a seguito di una “segnalazione interna”) e chiedersi come mai, per quanto normale, è delicato.

Dall’insufficienza di risorse umane per le verifiche, all’esagerato affidarsi di uffici e funzionari all’assunzione di responsabilità sulle dichiarazioni mendaci di chi presenta un’istanza, passando per la qualità della dirigenza o per l’insana tendenza della politica a esondare dalla sua funzione d’indirizzo, i motivi possono essere svariati. Resta che la vulnerabilità è evidente, tanto da non lasciar escludere a priori che le condotte illegittime possano persino essere state “stimolate” dalla palesata inerzia dell’amministrazione su questo versante. Se il gatto c’è, ma si sa che non guarda, i topi ballano come se non ci fosse.

La linearità del flusso amministrativo (appalto-aggiudicazione-prestazione-verifica-pagamento) è basilare nella vita di un ente. Un sistema pubblico nel quale il cittadino vede aprirsi crepe sempre più frequenti, anche a suon di misure cautelari, non è sano. Un sistema pubblico che ha operato finanziamenti al Casinò definiti in una sentenza come “120 milioni di denaro pubblico sottratti a finalità ben prioritarie”, perché i piani industriali redatti dalla Casa da gioco “si caratterizzano, in sostanza, per il loro spessore esclusivamente cartaceo” (parole e musica di Eugenio Gramola, presidente del Tribunale di Aosta), non è sano. Un sistema pubblico in cui bambini e ragazzi praticano quindici minuti di nuoto in meno in un’ora, perché la differenza finisce a finanziare la “cresta” (questo emerge dall’inchiesta), non è sano.

Occorre, una volta per tutte, prenderne coscienza, per quanto fonte di enorme mestizia (accresciuta, peraltro, dalla natura di Regione Autonoma, prerogativa non concessa ovunque). L’amministrazione regionale, per ruolo e dimensioni, è un gigante (anche se qualcuno ritiene più appropriato il paragone con un pachiderma), ma in questa fase storica mostra piedi d’argilla. Il rilancio delle strutture di controllo, interno ed esterno, è il terreno su cui deve mostrare di riuscire a ripartire per recuperare la sua centralità istituzional-sociale, uscendo (meglio se definitivamente) dall’ipocrisia dell’isola felice.

Servono fermezza e responsabilità da parte del personale politico, nell’innescare un’azione del genere attraverso input d’intransigenza (e nomine al di sopra di ogni sospetto, quando di competenza), assieme alla consapevolezza, in quello dirigente, che un’epoca straordinaria richiede un impegno straordinario. In una famiglia matura, i lavori di casa non si demandano. Si fanno. Punto.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...