La “spy story” dei mobili del Forte finisce archiviata

Le indagini, checché ne pensino in tanti, si fanno per accertare fatti e circostanze. Anche nei casi in cui si concludono senza rilevare reati (perché non ce ne sono, o perché gli inquirenti non sono riusciti a trovare gli elementi utili a dimostrarli al di là di ogni ragionevole dubbio), raccontano una storia. Benché non rilevante penalmente, può essere rivelatrice sul piano sociale, o etico (che c’è una certa colpevole tendenza a considerare sempre meno).

E’ il caso della vicenda dei mobili in carico al Forte di Bard, usati per l'”ambasciata valdostana” a Parigi. All’esito degli accertamenti, è stata chiesta l’archiviazione delle ipotesi di peculato e ricettazione formulate dalla Procura di Aosta, ma nulla elimina il retrogusto acidulo della sciatteria nell’uso del denaro pubblico, né la venefica sensazione di presa in giro, per il mancato ritrovamento di parte della fornitura pagata dalla comunità (e rimangono anche, con tutta probabilità, profili di responsabilità diversi da quelli previsti dal Codice penale, ma questa è un’altra partita).

Tutto ciò che è emerso dall’inchiesta è raccolto in questo pezzo per Aostasera.it.

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