Longarini, la toga che resta intonsa

L’arresto di Pasquale Longarini, con le indagini e il processo che vi hanno fatto seguito, è stato il primo caso “importante” di cui mi sono occupato. Non è stato – lo dico molto sinceramente – sempre facile, perché muovevo i primi passi in un pianeta che non puoi dire di conoscere nemmeno dopo anni di mestiere, figuriamoci allora.

Oggi è arrivata la sentenza di primo grado, che ha chiuso il cerchio apertosi in quei giorni di fine gennaio 2017: l’ex pm di Aosta, procuratore capo facente funzione quando sono scattate le manette, è stato assolto “perché il fatto non sussiste”. Per le riflessioni ci sarà tempo non “a caldo”. Intanto, per svariati motivi, è utile non dimenticare tutto ciò che è accaduto dall’arresto che decapitò la Procura di Aosta ad oggi pomeriggio a Milano.

Dalle parole di Matteo Salvini sotto Palazzo di giustizia all’indomani del fermo del magistrato, passando per le ore di interrogatorio cui l’ex pm non si è mai sottratto, sino alle reazioni dei legali degli imputati e dell’oggi Procuratore capo di Aosta, ho provato a “srotolare” tutto il film dell’accaduto in questo pezzo.

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