Lutti, lettere e processi

Per l’errabondo cronista, quella che finisce oggi è stata una settimana (nuovamente) eterogenea, a bassissimo (anzi, nullo) rischio noia, ma soprattutto è stata una settimana di lutti. Domenica scorsa sono morte due figure decisamente note in Valle d’Aosta: il decano della politica Cesare Dujany ed il campione mondiale di downhill e slittino Corrado Hérin.

Due uomini apprezzati

Il primo ha concluso il cammino terreno a 99 anni, ma la sua lucidità – anche in quella stagione della vita chiamata “vecchiaia” – mi ha sempre impressionato. Ha scalato fino ai vertici la piramide politico-amministrativa: dall’elezione nel suo comune, Châtillon (ove si sono tenute, lunedì scorso, le esequie, seguite dal collega Orlando Bonserio), sino a quella al Parlamento (è stato l’unico valdostano ad essere sia Senatore, sia Deputato), passando per la Regione, con l’esperienza da Assessore e Presidente della Giunta negli anni ’70.

Più vado avanti, più mi rendo conto che un criterio oggettivo di “misurazione della performance” sia difficile, se non impossibile, da stabilire nel caso di un eletto in organi pubblici, ma sarebbe bello che proprio quella sua capacità di mettere a fuoco situazioni anche complesse rappresentasse la caratteristica di Dujany a cui le nuove generazioni di politici guardassero come ad un esempio da mutuare. Dal buio della crisi si esce con progetti e programmi lucidi, concreti e sostenibili. Se gli indirizzi (che tocca alla politica dettare) non sono nitidi, non ci sono speranze.

Corrado Hérin, invece, non lo conoscevo personalmente, ma l’atmosfera che si respirava al suo funerale, venerdì scorso a Fénis (che ho provato a raccontare per Aostasera.it – Il quotidiano on line della Valle d’Aosta, ma non è mai facile), diceva molto. Non solo su una persona che ha fatto del “servizio al prossimo” la sua vita (era Caposquadra dei Vigili del fuoco), ma anche su quello spirito “non pensarci, buttati” che ha punteggiato pure il suo vivere lo sport e le passioni, come il volo, che se l’è portato via a soli 52 anni.

Le domande, nei casi di morti premature, sono uno dei macigni che schiacciano chi resta. Le risposte sono relative e, al di là di esse, la scomparsa di qualcuno che brillava di luce propria – e Hérin era tale nei racconti di tutti coloro che l’hanno conosciuto – è una perdita. Punto.

Torna in evidenza Geenna

Sul fronte giudiziario, i sette giorni che vanno in archivio hanno portato, in particolare, aggiornamenti di dossier già noti. Su tutti, l’interrogatorio del consigliere regionale sospeso Marco Sorbara (in carcere da oltre settnta giorni, dopo l’arresto nell’operazione Geenna dei Carabinieri), rimasto per cinque ore a “tu per tu” con i pm Castellani e Longi della Dda di Torino, che lo accusano di aver appoggiato esternamente – condizionando l’attività amministrativa dell’ente in cui era eletto (il Comune di Aosta) – un “locale” di ‘ndrangheta attivo nella regione.

In casi del genere, e questo non ha fatto eccezione, con i media, i difensori mettono in luce argomenti quali “i magistrati l’hanno ascoltato”, o “il clima dell’interrogatorio è stato sereno”. Attitudine collaudata, quanto comprensibile dal punto di vista di chi assiste un indagato (anche se sarebbe preoccupante, sul piano dei diritti, che non fosse andata così), ma la verità è che la vera cartina di tornasole dell’interrogatorio di Sorbara sarà nell’esito dell’istanza di scarcerazione che i suoi legali hanno annunciato.

Se la Procura darà parere favorevole (e, ad avere l’ultima parola, sarà comunque il Gip, cioè un giudice terzo), verosimilmente le risposte del politico ai pubblici ministeri saranno suonate provviste di valore per gli inquirenti. In caso contrario, significherà che la “buona fede” ribadita dal già assessore comunale alle politiche sociali non supera le motivazioni per cui, lo scorso 15 febbraio, il Tribunale del Riesame aveva deciso, rigettando una prima richiesta dei difensori, per la permanenza in cella del consigliere sospeso. Il crimine organizzato è tra le ipotesi più pesanti del Codice penale italiano e, per quanto tutti siamo portati a parlarne come di una puntata di “Gomorra”, il carcere in attesa di processo è una costante di queste vicende. Non può (e non deve) far piacere sul piano umano, ma nemmeno stupire.

L’ombra del Cervino

Sempre la sezione del Riesame del Tribunale di Torino si è pronunciata, di recente, sulle richieste della Procura di Aosta rispetto alle misure cautelari scattate per sette indagati nell’inchiesta su alcuni appalti pilotati a Valtournenche, ai piedi del Cervino. Il pm Ceccanti aveva chiesto il carcere per i tre soci dell’impresa “Edilvu”, ritenendoli i sodali dell’ex capo ufficio tecnico Fabio Chiavazza (a Brissogne da quasi 120 giorni, che presto potrebbe però vedersi schiudere le porte della cella per scadenza dei termini di carcerazione preventiva), nonché i domiciliari per altri quattro liberi professionisti (tra i quali l’ingegner Corrado Trasino).

I giudici torinesi hanno però decretato che quanto disposto dal Gip aostano (cioè i domiciliari per gli imprenditori edili e misure ancora meno afflittive, come l’obbligo di dimora, per tutti gli altri) sia sufficiente a garantire le esigenze cautelari. Per il suo riguardare l’emersione di un fenomeno alacremente smentito in Valle si tratta, comunque, di una delle indagini significative degli ultimi tempi, non ancora chiusa e caratterizzata dall’assoluto silenzio di buona parte degli indagati di primo piano (a partire da Chiavazza stesso) negli interrogatori cui sono stati sottoposti. Sarà interessante vedere, anche in ragione di quest’ultimo aspetto, come e quando si svilupperà.

Nuovi guai per l’Imperatore

Parlando di velocità nell’evoluzione, impossibile non registrare l’accelerazione della Procura nel caso delle lettere di “garanzia” inviate nel 2014 dall’allora presidente della Regione Rollandin a tre banche creditrici (per 19 milioni di euro) del Casinò de la Vallée. Dopo appena più di tre settimane d’inchiesta, l’ufficio diretto da Paolo Fortuna ha chiesto il giudizio immediato (il pm lo può fare quando ritiene di aver raggiunto “l’evidenza della prova” del reato contestato, nel caso specifico l’abuso d’ufficio continuato ed aggravato) e il Gip glielo ha concesso, fissando la relativa udienza per il 29 maggio.

Di cosa tratti esattamente l’indagine condotta dalla Guardia di finanza lo rivela l’istanza del pm Ceccanti e il tema non è indifferente perché, ancora una volta, si parla del possibile “sviamento” delle funzioni della massima figura istituzionale della Regione (con tanto di Giunta in carica al tempo sfilata in Procura e perquisizione negli uffici dell’amministrzione). Rollandin è fresco di condanna (a 4 anni e 6 mesi) per corruzione e proprio a seguito quel verdetto ha inaspettatamente preso la parola in Consiglio Valle, sempre questa settimana, affermando: “penso di potermi difendere e dimostrare la realtà dei fatti, è un mio diritto”. Sarebbe scorretto non riconoscerglielo (ha ancor due gradi di giudizio), ma le nubi nel cielo dell’Imperatore si addensano.

Tra domani e il 13 maggio andrà incontro alle udienze conclusive sulla presunta turbativa nella nomina del vertice di Finaosta (causa che ha destato poco interesse nella comunità, ma complicata per i difensori dei tre imputati) e dovrà, in meno di quindici giorni, scegliere la strategia nel nuovo procedimento che lo vede imputato. Può optare tra comparire nella data fissata, e affrontare a un processo dinanzi a un collegio giudicante con dibattimento ordinario (leggi, con testimoni e quant’altro), oppure chiedere un rito alternativo (patteggiamento, o abbreviato). Se così facesse, la data verosimilmente slitterebbe. La via sembra quasi tracciata dal contesto, ma Rollandin (che ha declinato l’invito a presentarsi ai due interrogatori cui è stato convocato) è indubbiamente figura complessa, tutt’altro che scontata, e non si può dire cosa fa finché non glielo si vede fare.

Il concordato della discordia

Infine, due annotazioni. La prima è sul concordato del Casinò: scelto quale unico cammino di ristrutturazione della situazione economica della Casa da gioco, sta mostrando tutto il suo volto di grattacapo per la classe politica regionale, in particolare per quella non al primo mandato nell’aula di piazza Deffeyes. Il fatto è che nelle sessantaquattro pagine del Piano depositato in Tribunale compaiono dati ed cifre che aprono interrogativi, più che sul futuro, sul passato dell’azienda di Saint-Vincent.

Il capitolo sugli immobili è un esempio lampante: una perdita di valore di 79 milioni di euro non si spiega, se non nutrendo forti perplessità sulla congruità di alcune opere pregresse. Per non dire poi della postergazione del credito di 48 milioni nei confronti di Finaosta, corretta proceduralmente, ma oggetto di segnalazione alla Corte dei conti, per profili di responsabilità erariale, da parte del Tribunale stesso (destinata a pesare sul giudizio contabile di secondo grado sui 140 milioni di finanziamenti erogati dalla Regione, che coinvolge 18 consiglieri di oggi ed ex).

Al riguardo, meglio non dimenticare anche che l’istanza fallimentare depositata dalla Procura è sempre in essere. L’au del Casinò Filippo Rolando lo ha ben presente e il suo aver detto chiaramente, oltretutto in una conferenza stampa, che esiste ancora la possibilità di fallire è indicativo di quanto la Casa da gioco si muova su un campo costantemente minato.

Te li ricordi i mobili? No, eh…

L’ultimo appunto finito neltaccuino riguarda la vicenda dei mobili del Forte di Bard “spariti”. L’ha sollevata il consigliere Stefano Ferrero nella sessione di giovedì scorso, con un’interpellanza alla Giunta. Non si è limitato però a questo, perché è stato anche in via Ollietti, per presentare un esposto che ha innescato l’apertura di un fascicolo. Dove porteranno le indagini lo dirà il tempo, ma un politico che – pur non rinunciando alla sede naturale della sua azione (quella dell’aula di piazza Deffeyes, dove cerca ovviamente di catalizzare l’attenzione sulle sue iniziative) – si ricorda di avere (anche) un profilo da pubblico ufficiale e va a denunciare un possibile reato di cui è venuto a conoscenza, va riconosciuto.

Senza perdersi in distinzioni sui colori e sulle idee. Perché, troppe volte, ci si è fermati alle parole in aula, anche ricorrendo ad espressioni forti, che però svanivano una volta passati al punto successivo. Se poi qualcuno crede che mobili, Casinò e corruzione siano “effetti collaterali” della politica, “che è sempre stata così”, o altre giaculatorie del genere, provi a pensare a quante azioni, dalle ricadute assolutamente collettive, si sarebbero potute mettere in campo con quei soldi, di proprietà della comunità (che, in parte, li versa con le tasse). No, non sono affari degli indagati/imputati, lo sono di tutti.

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