Una settimana piena

Quella che finisce oggi è stata la settimana dall’agenda più fitta da quando ho iniziato a seguire l’attività di Tribunale e Procura per Aostasera.it. Nel giro di sette giorni è finito un processo che aveva destato clamore nello sviluppo dell’inchiesta da cui è nato (quello sul vallo di Courmayeur), mentre altri due (su un presunto giro di corruzione in società partecipate regionali e nei confronti dell’ex pm aostano Longarini) hanno vissuto le battute finali in aula prima delle rispettive sentenze, attese rispettivamente per il 28 marzo e il 9 aprile.

Assieme alle udienze del Gup (negli scorsi giorni si è parlato soprattutto di reati colposi) e del Giudice monocratico (nel mio orizzonte quotidiano, un fantastico paio di “occhiali” sul “paese reale”, attraverso cui più spesso si dovrebbe guardare), sono proseguite a ritmo sostenuto le indagini sulle “lettere di patronage” spedite nel 2014 dall’allora presidente della Regione Rollandin ad altrettante banche, che la Procura ritiene rappresentare un abuso d’ufficio continuato, per l’assenza di atti autorizzativi a monte. Numerose, tra istituti di credito, Casinò ed amministrazione regionale, le “persone informate sui fatti” sentite dal pubblico ministero, anche fuori Valle, compresi – ed è accaduto proprio ieri – i sette componenti di quella Giunta.

I politici, sia detto non in modo irriverente, ma come osservazione antropologica, non sono tanto diversi dai tifosi del calcio: loquaci quando hanno il vento in poppa, meno quando la brezza non è a favore. Che, lasciando via Ollietti, non avessero voglia di parlare con i cronisti era scontato, che fossero obbligati a non averne – per la “secretazione” degli atti disposta dalla Procura – meno. Una scelta non frequente, che però deve stupire fino ad un certo punto. Dei sette convocati, cinque siedono tutt’oggi in Consiglio regionale, alcuni dei quali in Giunta (uno ne è anche il Presidente).

Detto in italiano, per quanto non indagati rivestono funzioni rilevanti in seno al contesto ambientale dell’attività inquirente (non va dimenticato che si è appreso del nuovo fascicolo perché alcuni uffici di piazza Deffeyes son stati perquisiti dalla Guardia di finanza e che il Casinò è partecipato per il 99.9% proprio dalla Regione), ma – aspetto ancor meno indifferente – tengono riunioni (almeno) settimanali, in ragione dell’appartenenza alla maggioranza, con l’attuale indagato.

Coniugare le esigenze investigative al riconoscimento delle garanzie previste per chi è coinvolto in procedimenti e al consentire il regolare svolgimento dell’attività amministrativa di un ente come la Regione passa necessariamente, in circostanze del genere, attraverso soluzioni che chiamano in causa le responsabilità di ognuno: l’eventuale violazione della consegna di segretezza, per chi vi è sottoposto (i sette convocati l’hanno sottoscritta con il verbale della loro audizione, sotto lo sguardo del Procuratore capo e del suo Vicario), può scaturire un’incriminazione per “rivelazione di segreti inerenti ad un procedimento penale”.

Cosa ci si porta a casa (perché non riflettere è sempre un’occasione persa) da una settimana del genere, in cui, peraltro, non finiscono negli articoli, ma sono anche tanti i contatti e gli scambi di opinioni con figure stimolanti e di profondità? Un aspetto, non di merito e nemmeno immediatamente visibile, ma che fermandosi (in fondo, sul settimo giorno esistono precedenti celebri) e guardando ai fatti nell’insieme emerge. Per quanto pluri-criticata, la nostra democrazia dispone di sistemi di contrappeso tra poteri di profondità e portata straordinarie, tali da permettere l’accertamento di circostanze serie e la prosecuzione senza sussulti della vita istituzionale di un ente, da parte di chi – in entrambi i casi – vi è preposto.

La variabile che garantisce il risultato è una sola: la serietà di ognuno nell’interpretazione delle proprie funzioni. Ed è proprio su questo terreno che si gioca, in tempi tanto delicati (oltre a tutto il citato, si registrano anche evoluzioni dell’inchiesta Geenna e l’accesso antimafia – il primo nella storia della Valle – nei comuni di Aosta e Saint-Pierre), la partita della maturità della comunità valdostana e della sua classe dirigente. Non c’entra, sia detto chiaramente, con l’eventuale esito dei processi in corso e futuri (sui quali ricordo, fino allo sfinimento, la presunzione d’innocenza). E’, in realtà, qualcosa di pre-politico, di umanamente endogeno, perfin genetico direi, e, al netto di ogni orpello linguistico, sentirsi meno “sotto assedio” potrebbe aiutare.

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