“Do Ut Des”, la corruzione sotto il Cervino

Sono stati due giorni di lavoro intensi, trascorsi a cercare di raccontare al meglio, per Aostasera.it, l’indagine “Do ut des” della Procura della Repubblica, nell’ambito della quale ieri sono scattate otto misure cautelari, di cui quattro arresti (ma gli indagati in tutto sono oltre venti). Abbiamo pensato, come sempre facciamo in casi in cui il volume d’informazioni risulti massiccio, ad un approccio fatto di approfondimenti successivi: sei in tutto, per ora.

Li trovate, in ordine cronologico di uscita, nell’elenco sottostante. Ricordo, a chi legge (e anche a me stesso), che quelle al centro di questi articoli sono tesi d’accusa (per quanto vagliate da un giudice terzo al pm, come il Gip), che l’inchiesta non è ancora chiusa e che per chiunque vige la presunzione d’innocenza. Peraltro, lo spazio alle eventuali tesi dagli avvocati difensori è concreto, nelle nostre pagine, qualora ritengano sottoporne alla riflessione pubblica.

Premesso questo, non posso fingere di non trovarmi dinanzi ad un lavoro investigativo (svolto dai Carabinieri) che alza il tappeto, per cercare la polvere nascosta sotto, del mondo della pubblica amministrazione valdostana e, nello specifico, di un comune dai rilevanti interessi economici, come Valtournenche (vi dice niente Cervinia?).

Ci penso, ricordandomi che questo lavoro arriva in un periodo in cui altri gangli amministrativo-economici della regione (vedi il Casinò, su cui pende istanza fallimentare della Procura), così come “big” della politica locale, sono oggetto di iniziative inquirenti, o di procedimenti (anche se vanno ricordate pure le assoluzioni, come quelle scattate per le accuse di truffa e falso in bilancio sul Casinò).

Insomma, la stagione valdostana in corso è connotata da sufficienti elementi di unicità e, personalmente, debbo dire che sul fenomeno corruttivo (per quanto il caso specifico sia da provare) non ricordo una riflessione seria recente, né da parte della classe dirigente (a parte che mi si voglia convincere che la nomina del responsabile anticorruzione di ogni ente, e del relativo piano, lo siano), né della “società civile”, che dovrebbe essere portatrice degli “anticorpi”, ma che – sparute eccezioni a parte – avverto silente.

Di fronte ad uno scenario del genere, cercare di andare a fondo, di saperne di più, di informarsi, non può che essere un comportamento maturo. La corruzione “muove” soldi che vengono sottratti ad una finalità pubblica e che, invece di essere riversati sulla collettività sotto forma di servizi, finiscono nell’abbraccio mercimonioso tra chi strumentalizza una funzione pubblica e chi insegue un interesse proprio in maniera spregiudicata. Leggere, capire, analizzare è un modo per opporsi e per evitare che la corrutela riesca giacché le viene facile passare sopra le nostre teste.

Mi vengono in mente, mentre finisco di scrivere queste righe, le parole del procuratore capo di Aosta, Paolo Fortuna, in una vecchia intervista (che trovate, invece, qui), partita su tutt’altro e finita a toccare il fenomeno che è proprio al centro dell’inchiesta “Do ut des” (per quanto ne discutemmo in termini generali): “la corruzione è la miseria umana elevata a sistema”. Partendo dal presupposto che la miseria è l’assenza di dignità, forse è il caso di preoccuparsi prima che la metastasi galoppi oltre.

1. La vicenda nell’insieme;

2. Nemmeno le scuole di Crétaz risparmiate dalla corruzione;

3. Il “patto” tra due indagati alla base della vicenda;

4. Il funzionario parla, i Carabinieri registrano (con video);

5. Come le gare venivano “addomesticate” sotto il Cervino;

6. Anche la “lavanderia” delle tangenti a Valtournenche.

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