“Via libera” alla richiesta di concordato: cosa è importante ora per il Casinò

Facciamo il punto della situazione sul Casinò, ad oggi pomeriggio. Il Tribunale ha dato il “via libera” alla nuova richiesta di concordato preventivo dell’azienda di Saint-Vincent. Cosa significhi esattamente, e quali scenari (anche procedurali) questo apra, lo trovate nel mio pezzo di oggi su Aostasera.it. A quanto scritto, aggiungo una considerazione di carattere più personale (e lo faccio qui ed ora, perché non sarebbe corretto che le opinioni finiscano in articoli dedicati al racconto dei fatti).

Dando per scontato (anche se non lo è affatto, visti i chiari di luna del Consiglio Valle), che l’assessore Stefano Aggravi resti in carica fino alla presentazione del Piano di concordato, auspico intensamente che la formazione del documento (salutata dal titolare della delega alle finanze come “ora inizia il vero lavoro”) non sia vissuta solo come un fatto tecnico e che includa, prima della sua chiusura, un qualche momento/forma di illustrazione alla comunità dei suoi contenuti.

Perché? Nel Piano da depositare in Tribunale entro l’11 gennaio 2019, la governance aziendale dovrà indicare in che modo intende soddisfare i creditori dell’azienda. Considerando le ripetute affermazioni degli esponenti regionali di non procedere ad altre “iniezioni” di fondi pubblici, verosimilmente l’argomento “forte” che l’amministratore unico Filippo Rolando potrà mettere sul tavolo negli incontri con ognuno sarà, soprattutto, la rimodulazione/dilazione del pagamento dei crediti da loro vantati verso la Casa da gioco.

Ora, calando questa considerazione nella realtà di bilancio del Casinò, occorre dirsi che – sui 77 milioni di debiti iscritti – 48 sono dovuti a Finaosta, per rate di mutui. La Finanziaria regionale è quindi il principale creditore con cui Rolando dovrà negoziare. Il fatto che la Casa da Gioco sia al 99.9% Regione e che Finaosta lo sia al 100% genera però due effetti: il primo è quello, invero paradossale e sufficientemente delicato (per usare un eufemismo), che – di fatto – seppur rappresentato da attori umani diversi, nella negoziazione lo stesso soggetto siederà ad entrambi i lati della scrivania.

Il secondo è quello per cui l’eventuale rimodulazione/dilazione (di rinuncia a parte del credito penso non si possa nemmeno lontanamente parlare, in questo caso) presenterebbe incontrovertibilmente un impatto sul bilancio di un entità pubblica, sia essa Finaosta, Regione o CVA (non va infatti dimenticato che è dai fondi di quest’ultima che si è attinto per uno dei mutui erogati al Casinò).

In parole povere, anche non erogando l’Amministrazione regionale altri fondi pubblici ad hoc, l’effetto del piano di concordato si riverbererebbe sull’operatività di uno di questi enti/società partecipate (magari portando a rallentare la concessione di altri crediti ad ulteriori soggetti, o di progetti ed opere, o ancora il lancio di nuovi servizi). Di conseguenza, ne risulterebbe condizionata la qualità della vita della comunità valdostana. Per questo, se la politica ha un primato (ed è corretto riconoscerglielo, finché agisce nelle regole), deve dire chiaramente dove intende andare con il Concordato.

Di mutualità è intrisa la storia della Valle d’Aosta, ed è un dato acquisito, ma la posta impone che piazza Deffeyes giochi la partita a carte scoperte. L’operazione, inutile negarlo, presenta – anche in ordine a scelte già assunte (vedi procedura “Fornero”) – aspetti di dubbia equità sociale, che non possono essere superati tout court sventolando a spauracchio i pesanti contraccolpi che l’economia regionale subirebbe qualora venisse meno la Casa da gioco.

Serve, insomma, che vengano spiegati sia i contenuti del futuro Piano, sia i suoi “effetti collaterali”. Anche per capire se il concordato è realmente percorribile, o se è più prossimo alla realtà lo scenario economico-patrimoniale raffigurato nell’istanza fallimentare della Procura (frutto peraltro delle analisi di un organo tecnico come la Guardia di finanza). Agire diversamente è agire sulla pelle della gente e non importa che questo significhi, da una parte, i lavoratori/creditori-fornitori del Casinò, o, dall’altra, i valdostani. Sarebbe grave a prescindere.

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