25mila euro in Regione: nessuna responsabilità, ma tanti interrogativi

All’inizio di ottobre, la chiusura delle indagini preliminari (caratterizzate anche da perquisizioni e sequestri di dispositivi elettronici) palesa la lettura della Procura sul “giallo” dei 25mila euro “spuntati” da una scrivania, al secondo piano di piazza Deffeyes, centro nevralgico del potere politico e amministrativo della Regione.

Per il pm Luca Ceccanti, che ha coordinato Digos e Squadra mobile della Questura nelle indagini, si è determinata “l’oggettiva impossibilità di accertare con compiutezza il reale svolgimento dei fatti”. La questione, si legge nelle carte, “ha presto delineato i confini di un’aspra battaglia politica” e, al termine degli accertamenti svolti, all’archiviazione dell’ipotesi di reato formulata per Marquis (del quale il pm annota tuttavia “l’anomalia della condotta” tenuta) si affiancano l’accusa di calunnia per Donatello Trevisan (nei confronti dello stesso Marquis, ma anche del suo predecessore alla presidenza della Regione, Augusto Rollandin) e quella di aver reso dichiarazioni mendaci al pm per Marco Viérin (che non avrebbe detto il vero sui contatti telefonici con il segretario particolare dell’allora presidente).

Nel corso del mese, tuttavia, la vicenda ha un’evoluzione tanto repentina quanto tragica. Sentitosi male nella serata di venerdì 19, Donatello Trevisan, dipendente Finaosta con trascorsi da consigliere comunale di Aosta e presidente del Comitato regionale della Croce Rossa, muore improvvisamente. Ai suoi funerali, celebrati il lunedì successivo nella chiesa di Saint-Martin-de-Corléans gremita di persone, il parroco don Albino Linty Blanchet svela, nell’omelia, che il 44enne era stato in chiesa a pregare poche ore prima del malore fatale. Quella sera, accompagnato dalla moglie, racconta il sacerdote, Trevisan aveva letto il salmo 87: “Io sono colmo di sventure, la mia vita è vicino alla tomba”.

Il pomeriggio seguente, quello di martedì 23, Marco Viérin si presenta in Procura. Il già presidente del Consiglio regionale (che, nel frattempo, ha anche subito l’incendio di una stalla di sua proprietà, a Pollein) ritratta le dichiarazioni rese nella precedente occasione in cui era stato sentito dagli inquirenti, da cui originavano le accuse verso di lui. Un caso in cui il codice penale prevede, per il pm, l’obbligo di richiedere l’estinzione del reato ipotizzato. Viérn viene così scagionato: salvo l’emergere di nuovi elementi, nessuna responsabilità penale verrà perseguita per quanto accaduto quel giorno del giugno 2017 nell’ufficio di Pierluigi Marquis, ma diversi interrogativi ricorrono nell’opinione pubblica.

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