Corte dei Conti: confermato il sequestro dei patrimoni dei politici a giudizio

L’ordinanza che conferma, nella sostanza, il sequestro dei patrimoni dei consiglieri ed ex consiglieri regionali coinvolti nell’inchiesta della Corte dei Conti sul Casinò conta 85 pagine. Oltre trenta sono dedicate alle motivazioni della decisione assunta dal giudice deegato. Per chi volesse approfondire, qui c’è il pezzo in cui ho cercato di riepilogare tutto. Non è una faccenda semplicissima, ma la domenica lascia qualche momento libero in più rispetto ad altri giorni, quindi si può provare a leggere. I dati significativi sono che:

a) vi è giurisdizione della Corte dei Conti sugli atti della Regione di finanziamento del Casinò, perché gli stessi non sono di indirizzo politico, ma “squisitamente amministrativi”, di concreta e diretta gestione della cosa pubblica;

b) non vi è insindacabilità dei consiglieri regionali, ed ex, in questo caso, perché tale istituto copre le funzioni legislative, di indirizzo politico e di controllo, o ancora di auto-organizzazione interna dell’Assemblea, alveo in cui le quattro delibere contestate non rientrano, in quanto atti “di funzione amministrativa pura”;

c) la sproporzione tra il danno erariale ipotizzato dalla Procura (140 milioni di euro, ripartito tra i 21 citati in giudizio con richieste individuali che nei casi più bassi sono di 2,2 milioni di euro) e i patrimoni dei coinvolti è tale da rendere legittimo il “congelamento” dei loro beni sono al termine del giudizio contabile, nell’ottica di proteggere il credito che la Regione si troverebbe a vantare qualora venissero condannati.

Ora, questi ragionamenti si riferiscono esclusivamente al provvedimento di sequestro: quale sarà l’esito del processo, che inizierà il 27 giugno, lo si vedrà. Però, la vicenda è destinata a restare come uno spartiacque nella vita politico-istituzionale valdostana. Non solo perché si è trattato della prima applicazione di una misura cautelare contabile di tale portata, ma per la rilettura che impone dell’interpretazione del mandato pubblico regionale.

Se fino ad oggi l’esercizio dell’Autonomia (e quindi dell’azione di governo) è avvenuto soprattutto concentrandosi su materie e ambiti che vi rientravano, da adesso occorre che a guidare la classe politica sia soprattutto la nitida percezione di ciò che ne è escluso. Se qualcuno ritiene che tale rovesciamento di prospettiva apra le porte all’indebolimento del regime speciale della Valle d’Aosta, rifletta sul fatto che la consapevolezza dei limiti di un sistema, da parte di chi è chiamato a gestirlo – oltre a tradursi nell’espressione italiana “rispetto delle regole” (che per una comunità intera è condizione essenziale di dignità) – rappresenta in realtà la prima opportunità di rafforzamento dello stesso.

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