Le misure cautelari contabili, mai viste prima in Valle

Proviamo a fare un po’ di chiarezza, semplificando al massimo. Nel processo penale, se vieni condannato, la pena è normalmente il carcere. Talvolta, ad indagine ancora in corso, il pubblico ministero, cioè il magistrato che si occupa dell’inchiesta, può ritenere che esista uno di tre rischi, individuati dalla legge nel pericolo di fuga dell’indagato, nella sua possibilità di inquinare le prove, o nella ripetizione del reato. In quei casi, chiede al Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale una misura detta “cautelare”, spesso la custodia in carcere.

In sostanza, se il Gip condivide il rischio valutato dal pm (e il passaggio tra magistrati di uffici diversi è proprio stabilito a tutela dell’indagato), si va in cella prima che il processo inizi, per azzerare condotte che potrebbero ripercuotersi negativamente sull’accertamento delle responsabilità penali. Nel processo contabile, quello della Corte dei Conti, l’eventuale pena non è la detenzione: i chiamati in giudizio sono tenuti, qualora riconosciuti colpevoli, a risarcire il danno erariale causato. In pratica, si paga.

In uno scenario del genere, il rischio che il Procuratore può intravedere non è che l’indagato fugga, ma che “faccia scappare” le somme che potrebbe trovarsi a dover versare. La misura cautelare che viene richiesta, al Presidente della Sezione giurisdizionale (l’equivalente del Gip/Tribunale nell’organizzazione della Corte), è quindi il blocco prima dell’udienza di conti correnti, altre forme di deposito, beni, assieme alla trattenuta del quinto di eventuali stipendi/pensioni, per importi individuali compatibili con le ipotesi di danno formulate, al fine di proteggere la possibilità di esecuzione di una futura sentenza di risarcimento.

Non sfugga che, nel caso dell’inchiesta contabile sul Casinò, in cui la contestazione a ventuno consiglieri regionali (di oggi e ieri) è dalle parti dei 140 milioni di euro, se rifusione dovrà esserci sarà a favore dell’Amministrazione regionale. In sostanza, i soldi dovuti dagli eventuali colpevoli, entrando nelle casse della Regione, diverranno/torneranno della/alla collettività e l’interesse pubblico (perseguito dal Procuratore con il provvedimento cautelare) è quindi che, in quel momento, esistano.

Questo è quanto è accaduto oggi in Valle d’Aosta. Tutto ciò che esula da questo ragionamento non c’entra. Se il tema interessa, i dettagli li trovate in questo pezzo, che oggi pomeriggio ho messo assieme sulla vicenda per Aostasera.it

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...