Finanziamenti al Casinò nel mirino di Procura e Corte dei Conti

Alla fine di una giornata trascorsa in buona parte a scrivere delle notizie in arrivo da Procura e Corte dei Conti, dopo due anni di indagini della Guardia di Finanza, non fissare un’emozione prima del sonno sarebbe da ignavi, difetto che – malgrado i tanti che posseggo – non reputo appartenermi.

Ora come ora mi tornano in mente soprattutto le parole sentite tempo fa da un uomo che indossa una toga: “i processi non si fanno per condannare qualcuno, ma per accertare posizioni ritenute difformi dalle regole”. Vero, anzi sacrosanto: è l’essenza del garantismo, da ricordare in particolare stasera. Però, nella “tempesta perfetta” (la definizione molto calzante è di un collega) abbattutasi su Casinò e su Palazzo regionale, più che per il tourbillon di cifre e di nomi e cariche dei coinvolti nelle indagini penali e contabili, comunque tutt’altro che leggero, il mal di testa assale per un altro motivo.

Se la tesi degli inquirenti fosse fondata – e saranno i processi a dirlo, anche se non ci vorranno soltanto quindici giorni (quello contabile inizierà a giugno, mentre quello penale deve vedere ancora le richieste di rinvio a giudizio) – parleremmo di 140 milioni di euro, cioè la cifra più alta mai contestata dalla magistratura contabile in Italia, di proprietà dei cittadini sottratti all’uso cui erano deputati, cioè migliorare la loro qualità della vita, attraverso servizi o interventi. Non solo una responsabilità civile e penale, ma una enorme, anzi mastodontica, occasione persa dalla Valle nei confronti del resto del mondo, con l’aggravante di essere stata perduta da coloro che la concretizzazione di quel bene la avevano ricevuta come missione endogena alla delega di rappresentanti popolari.

Lo spiega, in particolare, negli avvisi di citazione notificati oggi, il procuratore della Corte dei Conti Roberto Rizzi, nella cui competenza rientra proprio la spesa dei 140 milioni passati, tra il 2012 e il 2015, da Regione a Casinò. Parte del suo ragionamento da 116 pagine è nel pezzo che ho messo assieme, finendo verso sera, per Aostasera.it. Il grave delle occasioni perse, per quanto – ripetiamocelo ancora una volta – da provare, è che spesso la comunità non le coglie, “abbagliata” da aspetti come la ricerca delle colpe individuali (presenti in caso di condanna, ma mai esaustive, in dinamiche di cotanta portata), o comunque per quella voglia tutta nostrana di buttarla in tifoseria.

Ecco, urlare di meno, osservare di più, riflettere di più ancora sarebbe partire con il piede giusto per una cittadinanza collettiva più matura e consapevole, ugualmente nel rapporto con le Istituzioni e rispetto alla spesa pubblica, dalla quale alla fine la Valle d’Aosta trarrebbe esclusivamente giovamento.

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