“Cambisti” e “scontisti”, il “lato oscuro” dell’azzardo

I “cambisti” sono da sempre il “lato oscuro” dell’azzardo. Il giocatore assiduo ha bisogno di loro perché, malgrado la “cresta” non indifferente praticata sugli assegni cambiati nei pressi delle case da gioco, questa “scorciatoia” gli permette di continuare a lanciare fiches sui tavoli, evitando i canali bancari ufficiali.

Rivolgersi all’ufficio crediti del Casinò significherebbe infatti certificare e rendere tracciabili flussi di denaro che potrebbero dare pensieri al giocatore, vuoi perché in grado di peggiorare la sua esposizione con altri istituti (spesso legata ad attività professionali/imprenditoriali), vuoi perché magari quei soldi non profumano di primavera.

Le pagine di cronaca della tormentata esistenza del Casinò de la Vallée raccontano dei “cambisti” da lungo tempo e chiunque sia stato a Saint-Vincent almeno una volta avrà notato il fenomeno, ma questa indagine della Guardia di Finanza ha messo in luce – come racconto nel pezzo uscito ieri – anche un’altra figura, lo “scontista”. Una specie di “back office” del “cambista”, deputato ad incassare gli assegni e a rimettere in circolo il denaro così “ripulito”.

Le sanzioni inflitte sono elevate, il rischio di conseguenze penali pure, ma “cambisti” e “scontisti” non appenderanno il blocchetto al chiodo tanto facilmente. Il giocatore è attratto dal clima delle sale del Casinò, dalle luci basse, dallo sbattere della pallina sulla grande ruota, dai “rituali” che compie nel puntare. Come un fumatore, più che del tabacco, è schiavo di una gestualità. Vincere e ritirarsi significherebbe la fine di tutto ciò nella sua vita. Insisterà fino al perdere ancora e, per poter continuare, cambierà assegni ancora una volta per strada, tenendosi alla larga dalle banche.

Cosa può fare lo Stato? Probabilmente, poco più che continuare con operazioni come questa, per ricordare ai suddetti che, sull’attività creditizia, esistono norme specifiche. La speranza è che avvenga con frequenza.

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