Procura e Tribunale, tempo di bilanci (sociali)

Parte della giornata se n’è andata sui “bilanci sociali” di Procura e Tribunale. Da ex addetto stampa di un ente che ne ha realizzati, ho presente il tempo e l’impegno necessari per ottenere un risultato degno di nota, che ho cercato di trasfondere nel pezzo uscito oggi pomeriggio su Aostasera.it.

Più di tutto, però, danno da pensare le parole del giudice Eugenio Gramola, sul fatto che gli indicatori sull’attività sono validi e i magistrati cercheranno di fare sempre di più in termini di efficacia e rispetto, ma avere una giustizia che funziona presuppone che il cittadino faccia la sua parte.

Ogni giorno, nei corridoi di via Ollietti, s’incrociano persone che si lagnano per l’attesa per testimoniare, oppure perplesse a priori per l’esito del procedimento cui devono contribuire, o ancora convinte che essere là non serva a niente. Non sono la maggioranza, ma se ne vedono.

Ecco, banalmente mi dico che il problema dell’Italia (uno dei tanti) stia nel fatto che non solo la giustizia (e quindi la sua amministrazione) non viene percepita per il bene prezioso che rappresenta in uno Stato di diritto, ma non riveste nemmeno, nella comunità, il rango che dovrebbe esserle proprio: quello di uno stato d’animo. Non si è onesti (e quindi giusti) perché si rende una testimonianza puntuale e corretta, quando si è chiamati a farlo. Si inizia ad esserlo nella quotidianità.

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